In occasione dell’anteprima del film “Amabili Resti” di Peter Jackson, la Universal Pictures Italia ha invitato il regista ad un incontro con la stampa.

Il pluripremiato regista, famoso per aver diretto la trilogia de “Il Signore degli Anelli“, ritorna al cinema dal 5 febbraio in Italia con l’adattamento del romanzo di Alice Sebold. Il film, bellissimo e struggente, sicuramente concorrerà agli Oscar.

Peter Jackson è un’artista eclettico, odia l’ampollosità vacua di Hollywood e soprattutto adora il suo lavoro. Così il regista ha risposto simpaticamente ad alcune domande, di cui riportiamo le più significative.

“La tradizione iconografica dell’aldilà è molto antica, ed è stata molto sfruttata nella pittura come nella cinematografia. Come vede l’aldilà e come voleva rappresentarla nel film?”

Peter Jackson: Cosa accade dopo la morte è una domanda che tutti ci poniamo nei vari momenti della nostra vita. Non ho conoscenza o idea di quel che accada dopo la morte, ma mi piace pensare che ci sia una spiegazione scientifica. Siamo energia e l’energia non si distrugge. Penso perciò che ci sia un “continuum”. Il film però è intrattenimento, non deve fornire risposte o alimentare discussioni sull’aldilà.

“Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Alice Sebold. Che cosa la attrae di questo romanzo?”

Ritengo sia un romanzo importante, perché affronta un tema difficile, qual è quello che succede dopo la morte. L’autrice poi lo descrive in modo molto netto e crudo. Avrei potuto fare un film grigio e deprimente, sarebbe stato molto facile. Invece è stata una sfida interessante: ho cercato di inserire del sottile umorismo, la mancanza di commiserazione. Anche se la protagonista viene uccisa, lei sopravvive sotto una forma diversa rispetto quella a cui siamo abituati. Anche il messaggio del film è buono: si sopravvive comunque a qualsiasi disgrazia possa capitarci. Inoltre c’è anche il tema dell’amore, soprattutto quello tra padre e figlia.

“Cosa ne pensa della tecnologia 3D?”

Mi piace il 3D, aggiunge qualcosa all’esperienza cinematografica. Ma non tutti i film vanno bene per il 3D. C’è un gran parlare di queste nuove tecnologie ora, ma ad un certo punto la discussione si stabilizzerà e non servirà solo per attrarre più spettatori. Tra poco non ci sarà più questo dibattito, e il 3D scadrà nella normalità.

“L’elemento di forza della sua filmografia è la Nuova Zelanda, dove vive, lavora e ambienta i suoi film. Con “Amabili Resti” per la prima volta è andato a girare delle scene in America. Com’è stato?”

È vero. Con questo film, per la prima volta, ho girato fuori dalla Nuova Zelanda. Abbiamo girato per 6 settimane in Pennsylvania. Per l’autrice del libro la Pennsylvania era molto importante: lei è crescita in quei posti, descrive minuziosamente molti dei siti della sua infanzia. Per questo abbiamo dovuto giurare alcune scene negli stessi posti descritti dal romanzo. Quando si lavora nel proprio Paese non si è tanto influenzati dalla cinematografia di Hollywood. Io sono una specie di alieno in questo senso, non partecipo alle loro feste né ai loro incontri. Hollywood richiede alcuni parametri a cui i cineasti devono sottostare, io sono un anarchico in questo senso e ritengo sia salutare restarne fuori!

“Nel film ci sono due elementi fondamentali: gli effetti sonori e la musica. Cosa ci può dire a riguardo?”

Entrambi sono aspetti fondamentali nel film. Il suono è qualcosa che non si vede, di impercettibile, per questo spesso lo si ignora. Lo scricchiolio del pavimento o il fruscio delle pagine sono suoni importanti perché il sig.Harvey è ossessionato dai rumori della sua casa. Il suono è una mia arma segreta per i film, non si nota ma può avere un forte impatto sul pubblico. Per quanto riguarda la musica volevo fare come Scorsese, maestro in questo genere di cose. Così ho scelto una lista di 15 pezzi musicali degli anni ’70, il periodo in cui si ambienta la storia.

“L’elemento fantastico ricorre sempre nei suoi film, dalla trilogia di Tolkien a “king Kong” ad “Amabili Resti”. Quanto è importante per lei che l’immaginario sembri reale, veritiero?”

È importante in ogni film con elementi fantastici, che lo spettatore creda che sia vero, reale. Il regista deve esser credibile in quello che fa. Quando si chiede al pubblico di intraprendere questo viaggio, questa fuga dal quotidiano, si firma una specie di contratto tra spettatore e regista. Sappiamo che i draghi non esistono, ma almeno per due ore è bello pensare e immaginare che esistano.