Comari, malelingue, linguacciute, maldicenti: tanti gli epiteti negativi per definire coloro che proprio non possono fare a meno di condividere con gli altri le proprie personalissime opinioni su amici e conoscenti.

Ma per gli amanti del pettegolezzo è in arrivo uno studio dell’Università di Berkeley, in California che, rivaluta ciarle e dicerie in quanto antistress naturale in grado di alleviare le tensioni.Ma attenzione, non tutti gli argomenti di chiacchiericcio producono un risultato positivo per la salute mentale.

Sarebbero nulli i benefici derivanti dal pettegolezzo fine a se stesso, come interessarsi della vita privata di emeriti sconosciuti quali i VIP del momento, mentre gli effetti positivi si avrebbero nel commentare atteggiamenti e comportamenti negativi altrui al fine di mettere in guardia sulla pericolosità sociale degli stessi.

Anche i ricercatori del nostro Consiglio Nazionale di Ricerca (Cnr) si sono occupati in passato di studiare il fine sociale del pettegolezzo arrivando alla conclusione che, rappresentando una forma di comunicazione come altre, esso appare utile, in un’accezione antropologica, a garantire un certo grado di ordine sociale.

A conclusioni ancor più ampie, sono giunti gli studiosi di altre prestigiose Università degli USA, tra cui quella di Boston ed Harvard: in uno studio già pubblicato affermano infatti che anche solo leggere una rivista scandalistica serva a mettere in moto un meccanismo di difesa facendoci individuare situazioni socialmente pericolose.