I ricercatori americani dello Yale Parenting Center and Child Conduct Clinic sono del parere che sia meglio evitare di stressare il bambino incorreggibile con rimproveri e castighi, mentre sostengono che sia più efficace ignorarlo. Due o tre giorni di “passivo lassismo”, ribadiscono i terapeuti statunitensi, sono sufficienti a fare cambiare rotta al piccolo tiranno.

Non sono dello stesso avviso gli psicoterapeuti italiani, che consigliano cautela e invitano al buon senso. I bambini hanno bisogno di regole. Poche regole rappresentano per loro una necessaria forma di contenimento e la certezza che al loro fianco ci possa essere un adulto che sa proteggerli dal mondo e da loro stessi.

L’indifferenza potrebbe peggiorare le cose. Ogni bambino ha una sua personalità, più o meno forte, che si sta formando nella crescita, attraverso il confronto con i coetanei e grazie ai limiti che lo aiutano a trovare modalità di comportamento adeguate. Quando serve a stemperare gli animi e a ritrovare il controllo, il genitore può lasciare che il bambino si calmi da solo e rimandare la “discussione” di un’ora.

Più interessante la nuova concezione del terapeuta familiare danese, Jesper Juul, che invita i genitori a fissare i propri limiti con un linguaggio personale generato dalle emozioni: “Voglio che tu riordini i tuoi giochi prima di andare a letto” oppure “Ti leggerò una storia più tardi, perché ora voglio finire di mangiare”. Attraverso il linguaggio personale e non basato su regole universali (“Tutti i bambini alla tua età mettono a posto i loro giochi”; “Cenare in pace è un mio diritto”) il bambino comprende i confini della propria libertà d’azione e si sente maggiormente rispettato.

Risultato? Ascolta con più attenzione e si apre la possibilità al dialogo.