Pier Paolo Pasolini, il grande scrittore e regista italiano ucciso barbaramente nel 1975, potrebbe non essere stato assassinato da Pino Pelosi, l’uomo che venne condannato nel 1979 e che attualmente è in libertà dopo aver scontato la pena.

La sconcertante rivelazione arriva dai carabinieri del RIS di Roma, attualmente al lavoro su alcuni reperti risalenti all’epoca dell’omicidio, che vennero rinvenuti nell’automobile di Pier Paolo Pasolini dopo la sua scomparsa.

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Gli esperti si stanno concentrando in particolar modo sulla tavoletta che venne utilizzata per colpire il regista fino a sfigurarne il volto. L’omicidio avvenne il 1 novembre del 1975 in via dell’Idroscalo a Ostia, in circostanze che ancora oggi non sono del tutto chiare.

Le indagini sul caso sono ripartite nel maggio scorso portando all’estrazione, dalle tracce ematiche rimaste, di un DNA che non appartiene né a Pasolini né al suo presunto assassino.

Dubbi cruciali circa la vera identità del responsabile o dei responsabili dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini emersero già nel 2005 in occasione di un’intervista rilasciata dal Pelosi, soprannominato “il rana”, in cui affermò di non essere stato lui in realtà a massacrare il regista, investito più volte dalla sua stessa automobile dopo essere stato colpito con alcuni oggetti.

Torna in auge dunque l’ipotesi del “delitto di gruppo”, già avanzata dal rappresentante legale della famiglia Pasolini, l’avvocato Nino Marazzita, e sostenuta con forza anche dalla scrittrice Oriana Fallaci. Si apre quindi la quarta inchiesta sull’oscuro delitto di uno dei personaggi chiave della storia del nostro paese, con l’obiettivo e la speranza di dissipare, dopo 36 anni, la fitta matassa che ancora avvolge la vicenda.

Fonte: Repubblica