Piercing all’orecchio: dalle antiche culture ad oggi, questo strumento di abbellimento estetico deriva da usanze popolari, soprattutto di realtà tribali, che associano al piercing un valore sociale ed antropologico. Entrato ormai nella normalità nella Vecchia Europa, il piercing all’orecchio classico è quello che tocca il lobo (il classico orecchino), nel quale poi sono infilati preziosi gioielli.

Le posizioni dove può essere realizzato il piercing all’orecchio possono essere diverse: oltre il lobo, anche l’elica (ovvero la parte curva dell’orecchio). Parte molto delicata è il trago, il tratto di cartilagine posizionato davanti al condotto uditivo. A questi, che sono i più classici piercing all’orecchio, si aggiungono le forme più giovani e glamour come, ad esempio, il Daith ed il Rook che prevedono la perforazione della parete interna dell’elica; l’Industrial, invece, prevede due fori diversi che vengono collegati da un unico gioiello.

Il dolore da perforazione all’orecchio è quasi nullo per la parte del lobo. L’elica, sia esterna che interna, provoca un leggero dolore che, tuttavia, non risulta fastidioso. Il piercing al trago, invece, proprio per via dello spessore della cartilagine, provoca un dolore che, benché sia istantaneo, è in grado di infastidire e di rimanere impresso.

La cicatrizzazione di questi piercing varia dalle 6 alle 8 settimane: il consiglio è quello, almeno per i primi giorni, di essere accorti e di medicare il piercing all’orecchio, così da evitare il rischio di infezioni o, ancor peggio, di rigetto.

Infine, nella scelta del gioiello, i materiali migliori sono (in generale, poi per tutti i piercing, indipendentemente dalla zona) il metallo chirurgico, l’oro e l’argento. Assolutamente da evitare, nemico di ogni foro è il nichel, in quanto non è un materiale anallergico e antiallergico.