La Mostra del Cinema di Venezia già incorona Kim Ki-duk: dopo la proiezione di Pietà, il suo ultimo film, sono seguiti interminabili minuti di applausi, liberatori e sentiti.

Kim Ki-duk torna a fare cinema dopo alcuni anni di crisi esistenziale, che avevano trovato sfogo nel 2011 con Arirang, una sorta di documentario autobiografico, scandito da un canto intimo e straziante. Alla Mostra del Cinema di Venezia, il regista coreano si presenta con una nuova vitalità e con la voglia di narrare la nostra epoca.

Galleria di immagini: Kim Ki-duk

Pietà, infatti, analizza il mutamento e le dimaniche relazionali cui la crisi economica e sociale hanno condotto. Kim Ki-duk narra una storia di violenza – violenza sociale, quella prodotta dai soldi e dall’usura: una violenza che si esprime in immagini crude e dolorose.

Kim Ki-duk ha sempre usato la violenza e il dolore come spunto dei suoi film: immagini talvolta indigeribili, ma mai solo fisiche e superficiali. La sofferenza inflitta ai corpi dei personaggi è sempre una sofferenza interiore, che brucia viscere e anima e che pone lo spettatore letteralmente a nudo. Una sofferenza che, come afferma lo stesso regista, mostra una luce alla fine del tunnel: la catarsi finale, reale o immaginaria, chiude i film di Kim Ki-duk, conducendo lo spettatore dalla dannazione alla liberazione interiore.

Per questo, la locandina di Pietà ricalca la Pietà di Michelangelo. Prima di essere regista, Kim Ki-duk è stato un artista: l’arte, specie quella che dal corpo porta all’anima, è sempre entrata nei suoi film. E la scultura del Buonarroti, per il regista, rappresenta “un abbraccio rivolto all’umanità, carico di dolore e sofferenza”.

L’approvazione del film è stata unanime: già si parla di Leone d’Oro per Kim Ki-duk e di Coppa Volpi per l’attrice protagonista Cho Min-soo.

Fonte: Agi