Non siamo ai soliti luoghi comuni che parlano di donne e motori. Questa volta il collegamento tra donne e guida nasce dal Ministero per le Pari Opportunità e l’Associazione ANIA, la fondazione per la sicurezza stradale.

Il progetto si chiama scatola rosa: anche se il più fascinoso inglesismo pink box potrebbe far pensare a qualcosa di più frivolo, si tratta di un dispositivo di localizzazione satellitare collegato 24 ore su 24 con una centrale operativa che va installato in un punto nascosto dell’auto e che assolve la triplice funzione di segnalare un guasto meccanico, un malore, un’aggressione.

Nel caso di incidente, infatti, partirà una chiamata al numero di cellulare fornito dalla proprietaria dell’auto; in caso di malore, un pulsante le consentirà di ricevere un pronto soccorso immediato e, infine, in caso di aggressione, anche nei pressi dell’auto, tramite un telecomando sarà possibile far partire la chiamata verso le forze dell’ordine.

Dopo una prima sperimentazione a Milano, si apre a Roma il 5 ottobre il bando per richiedere uno dei 1000 pink box disponibili. Possono partecipare donne residenti nella capitale da prima di gennaio 2008, maggiorenni e patentate.

Se le domande supereranno la disponibilità, si stilerà una graduatoria che terrà conto della territorialità, dei chilometri che le donne percorrono per recarsi sul posto di lavoro, e della turnazione (naturalmente dando la precedenza a chi lavora di notte).

La notizia non si presta a facile ironia, in quanto un’università, quella di Bradford, ha rilevato da poco che le donne al volante sono molto più prudenti degli uomini, e la scientificità di questa affermazione è legata alla presenza degli estrogeni, che aiuterebbero la concentrazione e l’apprendimento molto più del testosterone.

Nonostante questo, però, le statistiche non sono incoraggianti: solo nel 2007, in Italia, si sono registrate oltre 1.000 donne morte in incidenti stradali, un quinto del totale. Di queste, il 60% viaggiava accanto ad un conducente uomo e il 40% era al volante.

Ci sarebbe da discutere sull’efficacia e l’efficienza di questa iniziativa, sia perché mezzi a disposizione e tempestività dei soccorsi e delle forze dell’ordine hanno fatto discutere proprio in questi giorni, sia perché le richieste di pink box a Milano sono state al di sotto del migliaio.

In ogni caso, perché non dare un’opportunità ad un’iniziativa che, nella peggiore delle ipotesi, può far aumentare la sensazione di protezione alle donne indipendenti, può scoraggiare potenziali aggressori, può far ricostruire più velocemente la dinamica di eventuali incidenti e, perché no, può far localizzare un’auto rubata?