Dopo una gestazione durata più di 10 anni, Enzo D’Alò riporta al cinema uno dei capolavori della letteratura per l’infanzia firmata da Collodi, Pinocchio. Con disegni realizzati da Lorenzo Mattotti e le musiche originali di Lucio Dalla, la pellicola diretta dal regista partenopeo ha aperto le Giornate degli Autori della 69ª edizione del Festival di Venezia, segnando un nuovo successo per il cinema d’animazione.

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A dare le voci ai personaggi di Pinocchio ci sono Gabriele e Mino Caprio, figlio e padre nella vita come nella pellicola di D’Alò come la simpatica marionetta destinata a trasformarsi in bambino vero e Geppetto, suo amorevole padre. Non mancano poi i volti noti che si sono prestati per l’occasione: se Mangafoco è doppiato da Rocco Papaleo, a Paolo Ruffini è andato il perdigiorno Lucignolo; a interpretare il duo di bricconi del Gatto e la Volpe sono invece Maurizio Micheli e Maricla Affatato, mentre Pino Quartullo e Andy Luotto sono rispettivamente un carabiniere e l’oste. Ultimo ma di certo non meno importante è Lucio Dalla: a lui l’onore di prestare la voce al pescatore verde.

Il falegname Geppetto, triste per la sua solitudine, decide di scolpire nel legno una marionetta: Pinocchio. Quando questi prende vita, comportandosi come un piccolo monello, riesce subito a mettersi nei guai: salta la scuola per assistere allo spettacolo di Mangiafoco, un perfido burattinaio che si fa affiancare dalle losche figure del Gatto e della Volpe; il burattino non sa che il loro scopo è quello di rubargli le monete d’oro donategli dal padre e trasformarlo in legna da ardere. Sebbene riesca a sfuggire dalla morsa dei due imbroglioni, sarà l’incontro con la bambina Turchina a segnare il suo cammino.

Non è la semplice ennesima trasposizione del romanzo di Collodi quella proposta da Enzo D’Alò: con il suo Pinocchio, il regista si prende la briga di proporre in una chiave del tutto nuova, sebbene particolarmente fedele all’originale letterario, le avventure della marionetta più amata da grandi e piccini; scevra di inutili modernizzazioni, come l’uso spregiudicato degli ultimi tempi per quanto riguarda computer grafica e 3D, la pellicola punta tutto sui cardini che hanno fatto della storia un vero e proprio classico: i sentimenti, l’amore e i veri valori in tutta la loro semplicità.

Con una colonna sonora che, oltre al cantautore bolognese scomparso nel 2012, comprendono anche tre brani interpretati da Nada, Leda Battisti e Marco Alemanno, Pinocchio riesce a raccogliere l’essenza del classico della letteratura in soli 80 minuti, incappando di tanto in tanto in alcune piccoli nei dovuti anche alla necessità di condensare il tutto in una cornice cinematografica. Non mancano scene al limite della psichedelia, come quelle dell’arrivo nel Paese dei Balocchi, oppure dai toni più cupi, ad esempio la trasformazione in ciuchini dei bimbi. Tutto da vedere.