I parenti delle vittime trucidate da Renato Vallanzasca Costantini insorgono contro il regista de “Il Fiore del Male”, che racconta la vita del boss della Banda della Comasina attraverso i numerosi crimini compiuti negli anni ’70.

C’era da aspettarselo, perché questo è ciò che accade ogni volta che la storia di un bandito viene scelta per essere rappresentata sul grande schermo. Ma le critiche non sono infondate, perché molto spesso queste storie vengono romanzate o il bandito di turno è rappresentato da un attore bello, bravo e famoso, nel quale il pubblico si immedesima facilmente e con la stessa facilità assolve il personaggio che interpreta.

A farne le spese è ancora una volta Michele Placido, che già nel 2005 aveva ricevuto alcune critiche per “Romanzo Criminale”, che raccontava le terribili gesta della Banda della Magliana narrate nell’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo. Oggi il commissario Cattani de “La Piovra” finisce ancora una volta nell’occhio del ciclone per il film sul boss della malavita milanese degli anni ’70 (la cosiddetta “ligera”).

I primi indignati speciali sono il fratello di Renato Barborini e la vedova di Luigi D’Andrea, ovvero i familiari dei due poliziotti uccisi da Vallanzasca il 6 febbraio 1977 presso il casello autostradale di Dalmine mentre effettuavano un semplice controllo.

Il primo a insorgere è Alberto Alborini, che secondo quanto riportato dall’ANSA avrebbe affermato:

Lo stanno ammazzando un’altra volta e quando ho visto le foto di Vallanzasca sul set a fianco di Placido, impegnato a dare suggerimenti mi è scoppiata una bomba nel cuore

Gabriella Vitali, vedova del poliziotto Luigi D’Andrea, ha invece dichiarato:

Quella di Placido è una scelta vergognosa e deplorevole

Un lungo comunicato stampa pubblicato il mese scorso dall’Associazione Vittime del Dovere affermava, tra le altre cose:

È sconfortante prendere atto della totale assenza di sensibilità da parte di uomini di “cultura” che, pur sapendo del dolore dei familiari delle vittime, cedono alle tentazioni del facile “successo” e non considerano che tale polarità è costruita sul sangue di tante persone che credevano nello Stato Democratico e si sono battute per il rispetto delle regole e del vivere civile. Cerchiamo di dire le cose come stanno: questa opera cinematografica rischia di rappresentare l’ennesima vergogna, l’ennesima celebrazione di personaggi ed eventi criminali, cui evidentemente i produttori italiani non sanno rinunciare. Noi familiari di Vittime del Dovere siamo in attesa di conoscere dal regista quale insegnamenti positivi verranno proposti agli spettatori e in particolare ai nostri giovani, considerando che il film parla della storia di un pluri-omicida, comunque rappresentato dal volto bello e rassicurante di un noto attore.

Riuscite a biasmarli? È alquanto paradossale che un detenuto che deve scontare una condanna pari a 4 ergastoli e 260 anni di reclusione possa recarsi tranquillamente su un set cinematografico per dare suggerimenti e consigli su come trent’anni fa ha ammazzato un poliziotto, un medico o un impiegato di banca. C’era poi il discorso sui finanziamenti pubblici al film, ma Placido ha chiarito la questione in una intervista a Il Corriere della Sera: