Pippo Baudo inizia a visitare l’Italia in camper per il suo nuovo show, già da tempo confermato per i palinsesti di Rai 3. La trasmissione si chiama Il Viaggio e da settembre, in primetime, racconterà la storia e la cultura delle regioni italiane. Baudo è partito dalla Puglia per la sua narrazione, dove in questi giorni sta intervistando, tra gli altri, Checco Zalone, Michele Mirabella e Al Bano.

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DireDonna ha incontrato e intervistato Pippo Baudo a Maglie, in provincia di Lecce, presso la casa Natale dello statista Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978. Lì ha condotto un singolare focus sui ricordi dello statista, a livello politico e anche e soprattutto a livello umano, definendo Moro “un protagonista importante della storia dell’Italia del dopoguerra”.

In passato la televisione aveva una forte carica educativa e, come ben sottolineava il linguista Tullio De Mauro, anche unificante, soprattutto sotto l’aspetto dell’italiano. Il Viaggio si preannuncia come trasmissione fortemente unificante nella diversità, ma anche profondamente educativa, ma pare essere una mosca bianca nei palinsesti: la TV ha smesso di avere un ruolo educativo per gli italiani?

«Sì, questo è in parte vero, purtroppo. Purtroppo, la concorrenza, con le televisioni cosiddette commerciali, ha fatto perdere alla Rai quella che era la sua cifra iniziale, ossia di essere nazionalpopolare. Mio malgrado mi sembra quasi di citarmi, perché io sono stato definito nazionalpopolare, che poi è un termine gramsciano. La televisione è ancorata al sistema degli ascolti, ha dimenticato di essere servizio pubblico e spesso si è fatta distrarre da questo, dimenticando così la sua funzione storica.»

Lei è in televisione dalla fine degli anni ’50 e continua a starci proponendo dei programmi sempre molto validi: qual è il segreto del successo?

«Io non lo so, ho superato il mezzo secolo, ho 54 anni di televisione, un record, perché con la scomparsa del caro Mike Bongiorno io sono il superstite, l’ultimo della covata. Non saprei dire: a mio avviso un segreto non c’è, serve lealtà, ostinazione, voglia di essere sempre aggiornati, di studiare, di capire, soprattutto gli altri.»

Tra i giovani conduttori, chi potrebbe essere il suo erede?

«Non rispondo mai a questa domanda, perché la risposta definirebbe la mia morte e scaramanticamente la escludo (ride, ndr). E poi non mi auguro che ci sia un nuovo Pippo Baudo, perché ogni presentatore deve avere una sua autonomia, una sua personalità, un suo modo di approccio verso il pubblico e guai se fosse un’imitazione. C’è qualcuno che ci prova malamente.»