La scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro è un freno allo sviluppo dell’economia, soprattutto in Italia. A dirlo è l’Ocse, che ha presentato a Parigi il rapporto “Closing the gender gap” sulla differenza tra i sessi del mondo professionale.

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Uno degli elementi sui quali insiste l’organizzazione internazionale è quello per cui se nel 2030 le cifre del lavoro femminile raggiungessero i livelli maschili, gli occupati crescerebbero del 7% e il PIL pro-capite aumenterebbe di 1 punto percentuale l’anno. Ma questo obiettivo è ancora di là da venire in Italia, che si piazza al 32° posto su 34 Paesi in quanto a partecipazione rosa, davanti solo a Turchia e Messico.

Nella Penisola, la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è del 51%, contro una media Ocse del 65%. Come si può arrivare a un sostanziale pareggio? Secondo l’organizzazione, i governi dovrebbero cercare di ridurre il divario nel settore della formazione, dell’occupazione e dell’imprenditorialità. Questo fermo restando che una uguaglianza nella formazione scolastica non significa un’automatica uguaglianza nel mondo del lavoro, visto che in molti casi l’impegno femminile è rivolto alla famiglia e ai figli.

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Nella scheda che riguarda l’Italia, l’Ocse spiega che il Paese:

«Ha bisogno di migliorare le politiche per la famiglia e ha bisogno altresì di una maggiore partecipazione degli uomini al lavoro domestico

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico spiega anche che se nel 2010 il 59% dei laureati erano donne, la percentuale crolla al 15% nelle scienze informatiche e al 33% in ingegneria. Del resto lo studio mostra anche che meno del 5% delle ragazze di 15 anni (ma più del 20% dei ragazzi) aspira a queste professioni.

Fonte: OCSE