Per migliorare la situazione del lavoro femminile in Italia, gravemente provata dalla crisi economica e dall’assenza di servizi per la famiglia e l’infanzia, è indispensabile attivare concrete politiche di conciliazione.

Il lavoro rosa, in questo periodo, sembra essere solo sinonimo di precariato, inattività, dimissioni in bianco e infiniti casi di abbandono causati prevalentemente dalla difficoltà nel conciliare impiego e famiglia. Due indagini condotte da Edenred, rispettivamente su lavoratori e aziende europee, hanno messo in evidenza come per incentivare l’occupazione femminile e, di conseguenza, incrementare il PIL e contribuire allo sviluppo economico, siano necessari incentivi e piani di sostegno destinati alle donne che lavorano.

Uno dei due studi, condotto dall’Istituto Astra Ricerche, ha focalizzato l’attenzione sulle aspettative dei lavoratori in materia di welfare e conciliazione lavoro famiglia: si chiedono maggiori tutele per le donne in gravidanza e dopo, ma anche interventi a sostegno della famiglia come flessibilità e banca ore. Il 48,7 per cento degli intervistati, infatti, lamenta la carenza di aiuti da parte delle aziende, poco attente alle esigenze dei dipendenti e spesso causa indiretta di abbandoni da parte della forza lavoro femminile, come hanno dimostrato i recenti report nazionali presentati nel corso degli “Stati Generali” sul lavoro rosa.

Quali sono le forme di sostegno alla famiglia più fattibili in Italia? Commentando i dati delle indagini Edenred, il deputato di Fli Chiara Moroni sottolinea come in Italia manchino adeguati piani di aiuto per favorire il lavoro rosa soprattutto quando l’arrivo di un figlio rischia di raddoppiare le difficoltà e, spesso, porta la donna a rinunciare alla carriera professionale per la famiglia.

«La forza lavoro rosa rappresenta un potenziale di sviluppo per il Paese e di crescita economica, basti pensare che se solo l’occupazione femminile avesse raggiunto il 60 per cento entro il 2010, come previsto dall’Agenda di Lisbona, avremmo già recuperato ben 7 punti di Pil. Per questo è necessario che il governo affronti la riforma del lavoro con un occhio rivolto alle donne e a tutte quelle misure, dalle tagesmutter ai voucher, dagli asili pubblici a quelli aziendali, necessarie per garantire alle donne pari dignità in ambito lavorativo.»

Fonte: Andkronos