Sono figli dei Beatles, dei Rolling Stones e anche un po’ dei Velvet Underground, fratelli minori degli Smiths e dei Cure, e prendono dalla tradizione per creare qualcosa di totalmente nuovo. Sono le band del britpop, movimento musicale che nasce negli anni ’90 nel Regno Unito, ad affermare, come se ce ne fosse bisogno, l’indipendenza della musica inglese rispetto a quella del resto del mondo. Gli inglesi hanno infatti una tradizione musicale pop e rock ampiamente consolidata e di qualità, che ha sempre contraddistinto la loro nazione.

Influenze varie vengono dai primi artisti di questo genere musicale ai suoi albori, a partire dagli Suede, i pionieri del genere: il britpop appare come una ricerca di sonorità attraverso commistioni che siano pop e underground allo stesso tempo, che tuttavia abbiano un ritornello facile da ricordare.

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L’antesignano del movimento può essere considerato Morrissey, eterno ragazzo inglese ex leader degli Smiths, gruppo che si era affermato negli anni ’80 per il suo sound innovativo e i suoi testi pregni di significato. Morrisey è un simbolo per molti cultori di musica inglese, scatenando una sorta di conflitto con l’icona gothic metal Marilyn Manson, che nel suo libro ha persino scritto che per essere omosessuali una delle regole è farsi piacere Morrissey e gli Smiths. Questi è infatti molto noto, oltre alla sua musica, per un grande disinteresse nel sesso. “The last of the famous international playboys”, è una delle canzoni di Morrissey che possiamo considerare quasi britpop, anche se alcuni ritengono che il suo genere sia il pop puro o l’alternative rock.

Il britpop esplode a livello mondiale grazie all’apporto di due band, Oasis e Blur, che rinnovano l’antico binomio che esisteva appunto tra i Beatles e gli Stones. Queste due band traggono ispirazione dai quattro ragazzi di Liverpool, ma anche dai Kinks e dagli Small Faces. I due leader incontrastati furono per gli Oasis i fratelli Noel e Liam Gallagher, i cui litigi musicali per un certo periodo sono divenuti anche argomento di gossip. La verità è che la loro musica fu una ventata d’aria nuova, mentre il resto del mondo sperimentava linguaggi derivati dal rock, in maniera diametralmente opposta. Oltreoceano, infatti, si era affermato il grunge e tutti ormai impazzivano per gruppi come Sonic Youth, Nirvana e Soundgarden: gli Oasis diedero al mondo qualcosa di diverso.

A prendersi gioco del grunge furono, però, in maniera scoperta i Blur. Con la loro “Song 2” facevano palesemente il verso ai Nirvana e ai loro urli. E gli statunitensi apprezzarono ugualmente la presa in giro pensando quant’era forte questo gruppo inglese e i suoi urli. I Blur, e soprattutto il suo leader Damon Albarn, si caratterizzarono per una profonda ironia nella musica, nei testi e nei video. Da “Charmless man” a “Coffee and TV”, i Blur hanno mostrato al mondo come la musica riuscisse a far riflettere sulla sardonicità del quotidiano calato nelle nostre vite. Albarn, dopo i Blur, ha abbracciato altri progetti, alcuni ugualmente britpop come i “The good and the bad and the queen“, altri d’altro genere musicale come i Gorillaz, per poi comporre anche degli straordinari pezzi da solista. Carriera solista è stata intrapresa anche dall’altra anima dei Blur, il grandioso chitarrista Graham Coxon.

Ecco dieci canzoni britpop da ascoltare assolutamente:

  • 1. Blur – Charmless man
  • 2. Oasis – Wonderwall
  • 3. Pulp – Disco 2000
  • 4. Graham Coxon – Standing on my own again
  • 5. The good and the bad and the queen – Herculean
  • 6. Morrissey – The last of the famous international playboys
  • 7. Verve – Bitter sweet simphony
  • 8. Keiser Chiefs – Love is not a competition (but I’m winning)
  • 9. Radiohead -Paranoid android
  • 10. Belle and Sebastian – Piazza, New York catcher