A rischio di dire una banalità, ma l’hip-hop è molto più di un semplice genere musicale: è infatti un vero e proprio stile di vita, un movimento culturale nato nel Bronx negli anni ’70 e diffusosi poi in tutto il mondo, ma anche più superficialmente un modo di vestire. Essendo quindi l’argomento davvero molto vasto, in questa sede ci limitiamo a considerare la parte musicale, dandovi qualche suggerimento di ascolto in un genere sconfinato, che parte dal rap ma che negli ultimi anni ha ampliato i suoi confini con contaminazioni sempre più evidenti nel mondo dell’R&B, del pop, del rock e dell’elettronica.

L’hip-hop affonda le sue radici soprattutto nella musica afro-americana, nel funk, nel soul, nel rhythm’n’blues, nel dub giamaicano e, perlomeno all’inizio, è costituito soprattutto da basi lente messe da un DJ e da parti rappate dagli MC con testi in rima, spesso anche molto espliciti. Tra i primi esponenti del genere ci sono stati DJ Kool Herc, Coke La Rock e Afrika Bambaataa, ma l’hip-hop ha cominciato a uscire dalla scena underground per approdare nelle classifiche con “Rapper’s Delight” della Sugarhill Gang nel 1979 e poi soprattutto negli anni ’80, un periodo contraddistinto dall’uscita di un sacco di inni rap come “The Message” di Grandmaster Flash con i Furious Five e “The Breaks” di Kurtis Blow.

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Arriviamo dunque alla Golden Age per il genere, storicamente delimitata nel periodo dal 1986 al 1993. L’hip-hop ormai comincia a sconfinare con il rock, grazie ai Run-DMC che riprendono “Walk this way” degli Aerosmith e la trasformano nel primo grande successo rap-rock della storia. A sdoganare l’hip-hop presso il grande pubblico bianco ci pensano quindi anche i Beastie Boys, che all’esordio fanno subito centro con “Licensed to ill”, un album fondamentale che conteneva tra le altre perle anche l’inno festaiolo per eccellenza: “(You Gotta) Fight for Your Right (to Party)”; un’influenza enorme non solo in ambito rap ma anche per artisti come Beck e in Italia per il nostro Jovanotti, che forse non è corretto definire un rapper in senso stretto ma che comunque ha contribuito a diffondere il genere presso il grande pubblico italiano.

Altro nome fondamentale del periodo sono i Public Enemy, gruppo politicizzato in grado di realizzare un vero e proprio anthem per tutta la comunità: “Fight the power”, inserita nella colonna sonora di “Fa’ la cosa giusta” di Spike Lee. È comunque un periodo molto vivace per la scena, che sforna diversi altri grandi nomi come De La Soul, LL Cool J, Wu-Tang Clan e KRS-One.

Negli anni Novanta il genere comincia ad avere anche le prime sbandate commerciali, con Vanilla Ice (“Ice Ice Baby” diventa un tormentone) e MC Hammer, autore della popolarissima “U can’t touch this”; intanto assume una sempre maggiore importanza mediatica la cosiddetta scena “gangsta-rap”, a partire dalla super band N.W.A. (Niggaz With Attitude) composta da Dr. Dre, Ice Cube ed Eazy-E. Con il loro album “Straight Outta Compton” nasce la scena gangsta-rap della West Coast californiana, mentre cresce la rivalità con l’altra sponda, quella newyorkese. Una faida che sfocerà poi nelle tragiche, e ancora oggi piene di misteri, morti di Tupac Shakur e Notorious B.I.G., due nomi fondamentali e due dei più grandi MC e autori di rime nella storia. Entrambi sono stati in grado di sfornare parecchie hit (su tutte “California Love” e “Changes” per 2Pac, “Juicy” e “Hypnotize” per Biggie), ma soprattutto sono diventati delle icone culturali, in vita e ancor di più dopo i loro omicidi: Tupac nel 1996 e Notorious nel 1997. A quest’ultimo il suo amico e produttore Puff Daddy dedicherà la celebre “I’ll be missing you”, con il ritornello cantato dalla vedova del rapper, Faith Evans.

Nel frattempo l’hip-hop domina ormai le classifiche di vendita con “Gangsta’s Paradise” di Coolio e con i Fugees di Wyclef Jean e Lauryn Hill, autori del super successo “Killing me softly”, una versione aggiornata del brano di Roberta Flack; spesso nella musica hip-hop c’è infatti l’abitudine di campionare basi o riprendere melodie da altri brani di genere vari e riproporli in chiave rap.

Sono comunque molti gli artisti che conquistano le chart mondiali a partire dagli anni Novanta e che ancora oggi in diversi casi continuano con successo le loro carriere, come Jay-Z, Snoop Dogg, NAS, Cypress Hill, Busta Rhymes. Altro punto di svolta lo abbiamo però con Eminem; lanciato dallo storico produttore Dr. Dre, Marshall Mathers sdogana definitivamente il genere nel pubblico mainstream bianco, ancor più di quanto fatto dai Beastie Boys, e vende milioni di dischi grazie a uno stile di rap fresco e pieno di ironia e a un gusto pop notevole, in grado di sfronare numerose hit da “My name is” a “The Real Slim Shady” fino a “Stan” con Dido; seguirà la sua fortunata scia grazie alla produzione di Dr. Dre anche 50 Cent, con le hit “In da club” e “Candy Shop”.

Siamo quindi ormai dentro all’ultimo decennio, con il genere che supera ormai le barriere del rap, flirta con i suoni anni ’60, come nella beatlesiana “Hey Ya” degli Outkast, diventa un tutt’uno con il pop (vedi i Black Eyed Peas) e per le sue basi guarda sempre di più verso l’elettronica, con il caso eclatante di “Stronger” realizzata da Kanye West su un campione dei Daft Punk. Se c’è un re della scena hip-hop degli ultimi anni è proprio lui: Kanye, insieme ad altre realtà come i The Roots o i menzionati Outkast, ha infatti traghettato il rap dallo stile gangsta verso tematiche più mature e introspettive, non facendosi mancare comunque rime esplicite e utilizzando campionamenti tra i più assortiti che vanno da Elton John a Black Sabbath e Aphex Twin. Tra gli altri nomi della scena attuale da tenere d’occhio vi segnaliamo inoltre Drake, Lil Wayne, Kid Cudi, Lupe Fiasco e l’inglese Dizzee Rascal.

E le donne? Se la scena hip-hop è notoriamente considerata maschilista, diverse MC al femminile si sono fatte comunque notare nel corso degli anni, da Lisa “Left Eye” Lopes delle TLC alle Salt’n’Pepa, da Queen Latifah a Lil Kim, Foxy Brown ed Eve fino all’odierna regina Nicki Minaj, passando per la mitica Missy Elliott, che con Timbaland (producer fondamentale della scena mainstream) ha creato perle come l’irresistibile “Get Ur Freak On”.

Per quanto riguarda l’Italia, l’impatto culturale dell’hip-hop è stato di certo più ridotto rispetto agli Stati Uniti, ma comunque tra alti e bassi ci sono stati periodi di grande popolarità del genere anche da noi. Negli anni ’90 lo spaghetti-rap degli Articolo 31 ha conquistato le classifiche, portando alla luce realtà diverse come i partenopei 99 Posse, ma anche Frankie HI-NRG, Sottotono, La Pina (oggi conduttrice su Radio Deejay) e Neffa & I messaggeri della Dopa. Negli ultimi anni sono venuti fuori altri rapper di successo come Mondo Marcio, Marracash, Club Dogo, ma soprattutto Fabri Fibra, dalla hit “Applausi per Fibra” in poi diventato il nome di punta della scena italiana.

Voglia di Hip-Hop? Ecco la nostra playlist con grandi 10 successi.

  • Fight the Power – Public Enemy;
  • California Love – 2Pac feat. Dr. Dre;
  • Hypnotize – Notorious B.I.G.;
  • Gangsta’s Paradise – Coolio feat. L.V.;
  • Killing me softly – Fugees;
  • Get Ur Freak On – Missy Elliott;
  • The Real Slim Shady – Eminem;
  • In Da Club – 50 Cent;
  • Stronger – Kanye West;
  • Vip in trip – Fabri Fibra.