Stilare una playlist relativa alla musica new wave non è impresa facile. Forse perché in molti hanno differenti idee su questo genere musicale, che affonda le sue radici nel punk. La new wave (letteralmente “nuova onda”), nasce in Inghilterra alla metà degli anni ’70, quando questo nome iniziò a comparire in senso molto vago su alcune riviste. Molto spesso i movimenti culturali hanno all’inizio un’accezione negativa, per poi acquisire dignità in seguito.

E di dignità la new wave ne avrebbe avuta tanta, in particolare per le band che ne avrebbero fatto una bandiera. Alla metà degli anni ’70, infatti, la musica mondiale godette di un periodo d’oro, un po’ come quello che era capitato alla metà del decennio precedente: una sola grande differenza pervadeva il nuovo movimento new wave, ossia la cupezza, l’essere in qualche modo dark e pessimista, in opposizione all’ottimismo dell’epoca precedente.

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È qui che si innestano i pionieri della dark music, band come Cure e Bauahus, che hanno fatto di testi impegnati e pessimisti il loro vessillo. Eppure, una canzone dei Cure in particolare può essere considerato il vero e proprio manifesto della new wave: è “Boy’s don’t cry“, presente nel secondo album della band inglese. In realtà non si trattava di un vero e proprio secondo album, ma dell’edizione statunitense del primo, “Three imaginary boys”, spogliata da qualunque contaminazione punk o post punk. Teniamo presente che Robert Smith, il leader dei Cure, all’inizio della sua carriera è stato anche membro della band “Siouxsie and the Banshees“, dalla cui esperienza aveva tratto atmosfere tali, che erano rimaste nel suo cuore. Con “Boys don’t cry”, Smith riesce a coniugare un dualismo apparentemente stridente, come un testo impegnato (alcune delle canzoni degli esordi sono ispirate a classici moderni della letteratura come “Lo straniero” di Albert Camus), con una melodia pop che duri un massimo di tre minuti.

Tra le dark band più amate è impossibile non citare, appunto, i Bauhaus, che con il loro singolo “Bela Lugosi is dead” sono ancora nell’immaginario collettivo. Questo grazie anche al fatto che la canzone fece parte della colonna sonora del film di Tony Scott, dall’infelice titolo italiano di “Miriam si sveglia a mezzanotte”, interpretato da Caterine Deneuve e David Bowie: nella scena iniziale i Bauhaus si esibivano in una gabbia sul palco di una discoteca, cantando questa canzone che parla di un’icona dark, il celeberrimo attore Bela Lugosi, che aveva interpretato moltissimi film di vampiri.

Un altro gruppo ancora amatissimo dai dark di tutto il mondo sono i Joy Division, la cui svolta in New Order, seguita alla prematura morte di Ian Curtis, poeta maledetto della band, non è stata gradita a molti. La malinconia era l’imprescindibile bandiera dei Joy Division, che in quel magistrale album che è “Closer” cantavano “Love will tear us apart“.

Una delle capitali della musica si riconferma Londra. E in un sostrato fertile, in cui si era già innestata la musica dei punk, guidata da figure di prim’ordine come Malcom McLaren e Joe Strummer, nascono numerose band che decidono di spaziare attraverso differenti confini musicali. Gli stessi Clash, di cui Strummer era leader, presentano alcune caratteristiche musicali e abitudinarie lontane dal punk. Per esempio, Strummer odiava l’usanza che vigeva nei concerti punk che il pubblico sputasse sui musicisti, in particolare dopo che, prendendo uno sputo in bocca, contrasse l’epatite.

Nella Londra postpunk si innesta anche un gruppo molto attivo e di successo ancora oggi. Partiti come synth pop band, questi quattro ragazzi inglesi avrebbero realizzato alcuni dei pezzi più significativi della new wave, cambiando di quando in quando formazione. Sono i Depeche Mode, che nel 1990 pubblicano uno dei loro album più amati “Violator“. Siamo quasi ai confini temporali della new wave, che ben presto si evolverà lasciando spazio a quel grande calderone chiamato “the rebirth of punk”, che comprendeva band di differenti generi come Sonic Youth, Nirvana e Soundgarden. All’interno di “Violator”, tra i differenti brani, ce ne sono alcuni che hanno fatto la storia della new wave e non solo: due su tutti “Enjoy the silence” e “Personal Jesus“.

Sempre nel Regno Unito, Marc Almond e i Soft Cell si muovevano sulla stessa lunghezza d’onda dei gruppi già citati. La loro canzone più celebre può essere considerata “Tainted love“, un grande successo discografico, che fu ballata per anni nelle discoteche, con grande soddisfazione da parte di Almond che a distanza di anni e alla luce di una nuova carriera solista, in un’intervista a DeeJay Television ne ribadiva l’importanza con emozione.

Naturalmente, grande spazio nella new wave avevano anche alcune icone femminili: tra tutte l’americana Debby Harry, leader dei Blondie, ma anche e soprattutto Siouxsie Sioux, l’eccessiva Siouxsie, che considerava normale andarsene in giro con una maglietta trasparente e la svastica al braccio, ma che amava in particolar modo la cultura giapponese. Siouxsie abbracciò vari progetti: oltre al più noto dei Banshees, da annoverare ci sono anche i Creatures. Tra gli altri gruppi maggiormente rappresentativi della New Wave, anche in senso lato, vanno giustamente annoverati i Ramones, i Pet Shop Boys, gli A-Ha, gli OMD, i Television, i Tears for Fears e molti altri.

In Italia, la new wave non riuscì a trovare lo stesso successo di pubblico e critica, come accadeva altrove. Nacquero però delle band, che furono non solo molto interessanti per la ricerca di nuovi linguaggi e sonorità, ma riuscirono a conquistare una fetta di nicchia, lontana dai clamori dei mass media. Tra questi vale la pena ricordare i Litfiba (in particolare nel periodo in cui suonava Ringo De Palma), e i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti, che con il loro punk filosovietico hanno cambiato per sempre il modo di intendere la musica in Italia. Tra i pezzi che hanno fatto la storia di questa band emiliana, va ricordato “Amandoti”, “sedicente cover” di “Amado mio”, coverizzata a sua volta negli ultimi anni da Gianna Nannini.

Ecco allora una playlist di canzoni che proprio non si possono ignorare quando si parla di new wave.

    1. The Cure – Boys don’t cry;

    2. Joy Division – Love will tear us apart;

    3. Depeche Mode – Personal Jesus;

    4. Siouxie and the Banshees – Hong Kong garden;

    5. Litfiba – Eroi nel vento;

    6. Tears for Fears – Mad world;

    7. Soft Cell – Tainted love;

    8. Bauhaus – Bela Lugosi is dead;

    9. CCCP – Amandoti;

    10. Ramones – The poison heart.