Donne e quote rosa: passano gli anni, i problemi restano. Questo, in sintesi, il risultato non proprio confortante emerso da una ricerca condotta da Cerved Group e da ManagerItalia rispetto alla presenza femminile nei vertici aziendali del Bel Paese.  I dati rivelano infatti come, a dispetto dell’ampio dibattito consumatosi negli ultimi anni, i numeri siano sempre i medesimi, o quasi.

Donne e quote rosa è ancora un binomio che fa rima con disparità. Ecco i dati della ricerca: tra le imprese con un Consiglio d’Amministrazione composto di almeno due elementi e un fatturato superiore ai dieci milioni di euro, risultano essere solo 105 quelle con un CdA interamente femminile. Le regioni che ospitano queste imprese dotate di un sistema apicale completamente in rosa sono la Lombardia e l’Emilia Romagna. I settori interessati da questa presenza femminile sono quelli legati alla distribuzione, ai servizi, ai mezzi di trasporto e al sistema moda.

Nel 2011 le imprese con un fatturato superiore ai dieci milioni di euro sono state 28mila: dei 109 mila amministratori, 15.546 sono donne. In particolare, la ricerca di Cerved Group e ManagerItalia ha analizzato anche le 19mila imprese che hanno sempre superato i dieci milioni annui di fatturato nel periodo compreso tra il 2008 e il 2011: in questo caso la presenza femminile è passata dal 13,7% del 2008 al 14,5% del 2011.  Resta invece stabile la percentuale di donne cosiddette “Top executive“, quelle cioè con la responsabilità operativa dell’impresa, la cui presenza numerica appare ancorata a un misero 9% rispetto al totale.

Intanto una certa speranza viene riposta nella legge 120/2011 recante “Modifiche al Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.58, concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati”. Si tratta della famosa legge sulle quote rosa, la quale prevede che a partire dal 12 agosto 2012 i CdA delle imprese quotate in Borsa e delle società a partecipazione statale siano composti per un quinto di donne. Per le imprese inadempienti scatteranno dapprima diffide e, qualora permanga l’inadempimento, forti sanzioni pecuniarie.  

Fonte: AdnKronos