Pochi spazi dedicati ai bambini, pochi servizi che faciliterebbero la vita quotidiana delle mamme. Ecco il ritratto dell’Italia scaturito dall’ultimo Congresso della Società Italiana di Pediatria. Sono gli stessi professionisti dell’infanzia, infatti, a focalizzare l’attenzione sul fatto che il nostro paese non è adatto per i piccoli.

Le principali carenze, e si parla in questo caso delle necessità pratiche di ogni mamma che ha tutto il diritto di uscire con il suo bimbo senza incontrare troppi ostacoli, riguardano le prime necessità dei neonati, come il cambio del pannolino e l’allattamento.

Trovare un locale pubblico con fasciatoio è in miraggio, come anche un luogo tranquillo predisposto per consentire alla mamma di allattare al seno in totale privacy, o di preparare un biberon di latte per il piccolo. Fatta eccezione per alcune catene di negozi per l’infanzia.

“I seggioloni nei ristoranti sono ormai merce rara. Siamo il Paese maglia nera su questo fronte. Per non parlare degli spazi dedicati all’allattamento, anche questi insufficienti, soprattutto nei centri commerciali”,

Queste le parole di Marcello Giovannini, docente di pediatria all’Università Statale di Milano e presidente della Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (Sinupe). C’è anche chi ha chiarito il crescente problema relativo alla carenza di posti negli asili nido, che ogni anno mette in croce coppie di genitori lavoratori. Alberto Ugazio, presidente della Sip, mette a confronto la situazione italiana con quelle delle altre nazioni europee.

“Abbiamo una percentuale di posti negli asili nido che è tra le più basse al mondo. Se a livello europeo è previsto che il 33% dei bimbi trovi posto nei nidi, l’Italia si ferma poco sopra il 22%. Siamo indietro anche rispetto ai Paesi vicini, come Francia e Germania. E ci distinguiamo in negativo soprattutto per quanto riguarda i nidi aziendali, uno strumento che cambierebbe radicalmente la vita delle mamme”.

Intanto la natalità è in calo, e sempre più spesso le madri sono in evidente difficoltà nel momento in cui devono tornare a lavoro dopo la maternità, una problematica ben più ampia della carenza di seggioloni nei ristoranti.