Il Natale è la festa dei bambini, di quelli che ancora lo sono e di tutti coloro che amano tornare all’età dell’infanzia e dell’innocenza. E qual è uno dei modi migliori per tornare bambini e riportare alla mente i ricordi magici dei Natali trascorsi? Sicuramente le poesie, quelle apprese a scuola, che portavano via giornate intere per essere imparate a memoria, che erano recitate difronte ai parenti per poi ricevere in dono soldini da mettere da parte. Sono le poesie che ancora si ricordano, a distanza di tanti anni, perché nel frattempo i figli le hanno imparate a loro volta.

Fra gli autori che hanno contribuito maggiormente alla creazione di poesie di Natale rimaste scolpite nella memoria c’è Gianni Rodari, uno degli scrittori per bambini e ragazzi più famoso e amato in assoluto. Sono sue, infatti, molte delle poesie che indicate come le più belle sul Natale e che i bambini potrebbero divertirsi a recitare. Imparare poesie non è solo un esercizio valido per allenare la mente: è la costruzione di un bagaglio fatto di esperienze ed emozioni che restano impresse nella memoria e si conservano per tutta la vita. Non è un caso, infatti, se quasi tutti i più grandi poeti e scrittori hanno dedicato testi memorabili al periodo di Natale e se, ancora oggi, la tradizione è portata avanti con forza e tenacia. Ecco le 10 poesie di Natale per bambini più belle di sempre.

1. A Gesù Bambino – Umberto Saba

La notte è scesa

e brilla la cometa

che ha segnato il cammino.

Sono davanti a Te, Santo Bambino!

Tu, Re dell’universo,

ci hai insegnato

che tutte le creature sono uguali,

che le distingue solo la bontà,

tesoro immenso,

dato al povero e al ricco.

Gesù, fa’ ch’io sia buono,

che in cuore non abbia che dolcezza.

Fa’ che il tuo dono

s’accresca in me ogni giorno

e intorno lo diffonda,

nel Tuo nome.

2. È nato! Allelulia – Guido Gozzano

È nato il sovrano bambino,

è nato! Alleluia, alleluia!

La notte che già fu sì buia

risplende di un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaie

suonate! Squillate, campane!

Venite, pastori e massaie,

o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,

ma come nei libri hanno detto

da quattromill’anni i profeti,

un poco di paglia ha per letto.

Da quattromill’anni s’attese

a quest’ora su tutte le ore.

E’ nato, è nato il Signore!

E’ nato nel nostro paese.

Risplende d’un astro divino

la notte che già fu sì buia.

E’ nato il Sovrano Bambino,

è nato! Alleluia, alleluia!

3. Il mago di Natale – Gianni Rodari

S’io fossi il mago di Natale

farei spuntare un albero di Natale

in ogni casa, in ogni appartamento

dalle piastrelle del pavimento,

ma non l’alberello finto,

di plastica, dipinto

che vendono adesso all’Upim:

un vero abete, un pino di montagna,

con un po’ di vento vero

impigliato tra i rami,

che mandi profumo di resina

in tutte le camere,

e sui rami i magici frutti: regali per tutti.

Poi con la mia bacchetta me ne andrei

a fare magie

per tutte le vie.

In via Nazionale

farei crescere un albero di Natale

carico di bambole

d’ogni qualità,

che chiudono gli occhi

e chiamano papà,

camminano da sole,

ballano il rock an’roll

e fanno le capriole.

Chi le vuole, le prende:

gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato

faccio crescere l’albero

del cioccolato;

in via del Tritone

l’albero del panettone

in viale Buozzi

l’albero dei maritozzi,

e in largo di Santa Susanna

quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?

La magia è appena cominciata:

dobbiamo scegliere il posto

all’albero dei trenini:

va bene piazza Mazzini?

Quello degli aeroplani

lo faccio in via dei Campani.

Ogni strada avrà un albero speciale

e il giorno di Natale

i bimbi faranno

il giro di Roma

a prendersi quel che vorranno.

Per ogni giocattolo

colto dal suo ramo

ne spunterà un altro

dello stesso modello

o anche più bello.

Per i grandi invece ci sarà

magari in via Condotti

l’albero delle scarpe e dei cappotti.

Tutto questo farei se fossi un mago.

Però non lo sono

che posso fare?

Non ho che auguri da regalare:

di auguri ne ho tanti,

scegliete quelli che volete,

prendeteli tutti quanti.

4. Lo zampognaro – Gianni Rodari

Se comandasse lo zampognaro

che scende per il viale,

sai che cosa direbbe

il giorno di Natale?

Voglio che in ogni casa

spunti dal pavimento

un albero fiorito

di stelle d’oro e d’argento .

Se comandasse il passero

che sulla neve zampetta

sai che cosa direbbe

con la voce che cinguetta?

Voglio che i bimbi trovino,

quando il lume sarà acceso,

tutti i doni sognati,

più uno, per buon peso.

Se comandasse il pastore

dal presepe di cartone

sai che legge farebbe

firmandola col lungo bastone?

Voglio che oggi non pianga

nel mondo un solo bambino,

che abbiano lo stesso sorriso,

il bianco, il moro, il giallino .

Sapete che cosa vi dico

io che non comando niente?

Tutte queste belle cose

accadranno facilmente:

se ci diamo la mano

i miracoli si fanno

e il giorno di Natale

durerà tutto l’anno.

5. Squillate, campane! – M. Gozzi

Suonate, squillate,

campane beate

del Santo Natale!

E’ tutta splendente

di luce divina

la stella d’Oriente.

Cammina, cammina,

s’appressano a frotte

cantando i pastori.

La gelida notte

è tutta splendori.

E chi sulle braccia

si reca un agnello,

e chi una focaccia,

un colmo cestello!

Anch’io, Gesù Bambino,

Gesù piccolino,

ti offro un bel dono:

il mio cuoricino.

6. La Befana – Giovanni Pascoli

Viene viene la befana,

vien dai monti a notte fonda.

Come è stanca! La circonda

neve, gelo e tramontana.

Viene viene la Befana!

E s’accosta piano piano

alla villa, al casolare,

a guardare, ad ascoltare

or più presso, or più lontano,

piano, piano, piano, piano.

7. La buona novella – Giuseppe Fanciulli

Ascoltate la novella

che portiamo a tutto il mondo:

è di tutte la più bella,

è fiorita dal profondo.

Nella stalla, ecco, ora è nato

un dolcissimo bambino.

La Madonna l’ha posato

sulla paglia: poverino!

Ma dal misero giaciglio

già la luce si diffonde,

già sorride il divin Figlio

ed il cielo gli risponde.

Quel sorriso benedetto

porti gioia ad ogni tetto!

8. Nasce Gesù – Luisa Nason

Campana piccina

che attandi lassù

intona il tuo canto

che nasce Gesù.

O stella, stellina

che brilli lassù,

ravviva il tuo lume

che passa Gesù

O cuore piccino

che attendi quaggiù

prepara i tuoi doni

che nasce Gesù.

9. Il pianeta degli alberi di Natale – Gianni Rodari

Dove sono i bambini che non hanno

l’albero di Natale

con la neve d’argento, i lumini

e i frutti di cioccolata

Presto, presto, adunata, si va

nel Pianeta degli alberi di Natale,

io so dove sta.

Che strano, beato Pianeta…

Qui è Natale ogni giorno.

Ma guardatevi attorno:

gli alberi della foresta,

illuminati a festa,

sono carichi di doni.

Crescono. sulle siepi i panettoni,

i platani del viale

sono platani di Natale.

Perfino l’ortica

non punge mica,

ma tiene su ogni foglia

un campanello d’argento

che si dondola al vento.

In piazza c’è il mercato dei balocchi.

Un mercato coi fiocchi,

ad ogni banco lasceresti gli occhi.

E non si paga niente, tutto gratis.

Osservi, scegli, prendi e te ne vai.

Anzi, il padrone

ti fa l’inchino e dice: « Grazie assai,

torni ancora domani, per favore:

per me sarà un onore… »

Che belle vetrine senza vetri!

Senza vetri, s’intende,

cosi ciascuno prende

quello che più gli piace: e non si passa

mica alla cassa, perché

la cassa non c’è.

Un bel Pianeta davvero

anche se qualcuno insiste

a dire che non esiste…

Ebbene, se non esiste, esisterà:

che differenza fa?

10. Ritorna ogni anno – Gianni Rodari

Ritorna ogni anno, arriva puntuale

con il suo sacco Babbo Natale:

nel vecchio sacco ogni anno trovi

tesori vecchi e tesori nuovi.C’e’ l’orsacchiotto giallo di stoffa,

che ballonzola con aria goffa;

c’e’ il cavalluccio di cartapesta

che galoppa e scrolla la testa;

e in fondo al sacco, tra noci e confetti,

la bambolina che strizza gli occhietti.Ma Babbo Natale sa che adesso

anche ai giocattoli piace il progresso:

al giorno d’oggi le bambole han fretta,

vanno in auto o in bicicletta.

Nel vecchio sacco pieno di doni

ci sono ogni anno nuove invenzioni.Io del progresso non mi lamento

anzi, vi dico, ne son contento.