Dura la vita per una donna in carriera, soprattutto se ti chiami Anna Wintour e sei il direttore della rivista di moda più fashion del mondo: Vogue America. Le perturbazioni climatiche devono aver influenzato anche le anticipazioni sull’immancabile settimana della moda milanese, che si è ridotta a un week end nemmeno troppo lungo: prima tre giorni, ora forse sembrano diventati quattro.

Motivo di tanta agitazione è la “presenza – non presenza” proprio di Anna Wintour, che ha dichiarato di volersi fermare a Milano per non più di 2 giorni. Per alcuni è stato segno di grande snobbismo, a partire dal presidente della Camera della Moda, Giulio Boselli:

Noi abbiamo rispetto per il lavoro della signora Wintour, ma lei non sembra rispettare il lavoro altrui. A Milano è la benvenuta, ma se viene per un arrogante mordi e fuggi, allora forse è meglio che resti a casa.

I più moderati invece concedono il beneficio del dubbio alla signora Wintour, che ha un’agenda fittissima di appuntamenti: a Milano Moda Donna dal 26 al 28 febbraio, a Hollywood per la serata degli Oscar il 7 marzo e, tra i due eventi, le sfilate di Parigi.

Il caos è scattato a Milano perché, diffusa la notizia, sembra che molti stilisti vogliano concentrare la presentazione delle loro collezioni solo alla presenza della signora Wintour, il che materialmente non è possibile. Fortunatamente Fendi si è dichiarato disponibile ad anticipare le sfilate dei propri capi, a condizione che anche un altro big lo segua. E quest’ultimo pare sia Prada.

Solo Diego Dalla Valle, tra le case di moda, ha fatto sentire la sua voce:

Quel che sta avvenendo è gravissimo per il sistema Moda, per la leadership indiscussa del nostro made in Italy che non può perdere il suo valore e la sua immagine di fronte a mercati emergenti come la Cina e l’India che ci tengono in alta considerazione […] è il momento per difendere le nostre eccellenze. Non possiamo apparire come fashonisti in conto terzi.

Ci vorrebbe la determinazione di un’altro direttore, Miranda Priestly, meglio conosciuta come “Il Diavolo veste Prada” per informare la signora Anna Wintour (che il concetto di tour evidentemente ce l’ha solo nel cognome) che con o senza di lei, il made in Italy mantiene la sua forza e il suo valore, e terminare la comunicazione con l’immancabile “È tutto!”.