Una singolare manifestazione ha coinvolto la cittadina di Portland, negli Stati Uniti. Due dozzine di donne hanno protestato per le strade della città in topless, per rivendicare eguali diritti con gli uomini: anch’esse vogliono poter passeggiare liberamente a petto nudo, così come avviene quotidianamente per i loro amici, parenti e compagni.

Ty McDowell, l’organizzatrice della marcia, ha tuttavia dimostrato un certo disappunto per le reazioni degli uomini presenti alla protesta che, senza troppe remore, hanno approfittato della singolare situazione armati di macchine fotografiche e di videocamere.

Secondo le intenzioni della McDowell, gli uomini dovrebbero imparare a non conferire significati erotici a un seno nudo in situazioni completamente decontestualizzate dall’ambito sessuale. La nudità femminile dovrebbe essere percepita con naturalezza, senza secondi fini o battute pruriginose. Per questo motivo, la manifestazione ha voluto dimostrare come gli uomini non siano ancora capaci di praticare un certo autocontrollo, cadendo in preda delle fantasie anche quando il contesto non lo permette.

Non tutte le donne, tuttavia, sono d’accordo con la richiesta di libertà della McDowell. Rhonda Keith, giornalista dell’Examiner, ha infatti sottolineato come tale richiesta di rimozione dei segnali sessuali della nudità sia, in effetti, disumanizzante. I sentimenti, le emozioni e le fantasie sono degli elementi imprescindibili dell’essere umano, a differenza degli animali che non connotano sessualmente i corpi nudi.

Se queste donne di Portland vogliono rimuovere le differenze sartoriali tra uomo e donna, perché fermarsi al petto? Perché non desessualizzare, e in effetti disumanizzare, l’intero corpo? Gli animali non indossano vestiti, non perché possiedono altre forme di protezione della loro pelle, ma perché non si definiscono come animali, mentre noi veniamo sempre definiti come esseri umani. Il mondo occidentale, inclusi gli Stati Uniti, giace nel mezzo degli estremi della nudità e dell’estinzione della presenza femminile con i vestiti. La necessità di abiti è un costrutto sociale. Ma non vi è nulla di male nel nostro punto di vista occidentale. Se la diversità è un valore, facciamo in modo che i nostri particolari costumi prevalgano all’interno delle nostre case.