Niente posto fisso, niente figlio. E se poi c’è la possibilità di farlo, inutile aspettare il matrimonio per cercare la maternità. Il rapporto sulla coesione sociale messo a punto da Inps, Istat e Ministero del Lavoro fotografa una situazione molto difficile per il lavoro femminile: le donne guadagnano il 19,2% in meno degli uomini, e tra coloro che sono diventate mamme, il 91% ha il posto fisso.

Dati che raccontano di un paese dove i contratti atipici sono l’unica forma di lavoro in crescita, con stime quasi assurde: 687mila contratti hanno avuto la durata di un giorno; due terzi dei contratti formalizzati nel 2011 erano a tempo determinato.

A discapito di tutti gli altri dati sociali: tassi di crescita demografica, economica sono in calo preoccupante. La stessa integrazione delle donne nell’economia del paese, per colpa in particolare della situazione nel meridione, è tra le peggiori d’Europa.

I nuovi contratti a tempo indeterminato stanno calando dello 0,5% ogni anno, ma per gli under 30 il caso rispetto al 2010 è stato del 7,9%. I lavoratori dipendenti under 30 negli ultimi 4 anno sono passati dal 21,4% al 17,6% del totale, mentre in proporzione sono cresciute, in questa quota, le donne, senza però guadagnarci granché visto che le lavoratrici italiane guadagno in media 1.131 euro netti al mese invece dei 1.407 degli uomini.

Tutto questo si traduce in un carico quasi esclusivo delle donne rispetto agli impegni domestici, a stress che portano – è plausibile – anche alle tante separazioni (4 su dieci, ormai) e divorzi, nonostante la media d’età in cui si decide di convolare a nozze è sopra i 30 anni.

Fonte: Istat