Un lavoro stabile, ben retribuito, e magari in linea con le aspettative personali. Stando agli ultimi dati resi noti dall’Ocse queste tre caratteristiche mancano quasi totalmente in Italia, almeno per quanto riguarda l’occupazione giovanile.

Se quasi il 30% dei giovani connazionali è senza lavoro, i pochi fortunati che trovano un impiego devono accontentarsi della condizione da precario, che si accompagna anche a un salario basso e spesso insufficiente per potersi permettere un affitto, e che allontana l’ipotesi di farsi una famiglia.

Il 46,7% dei giovani lavoratori ha un lavoro temporaneo, e questo valore è aumentato notevolmente dal 2007 al 2010, così come la disoccupazione, soprattutto femminile. Il rapporto “Employment Outlook” dell’Ocse parla chiaro, mettendo in evidenza la forte crisi che coinvolge la popolazione giovanile e che porta molti diplomati, ma anche laureati, a sopportare lunghe fasi di disoccupazione, nel 48,5% caratterizzate anche da un periodo superiore a dodici mesi.

“Il mercato del lavoro italiano sta diventando più segmentato, con lavoratori in età matura in impieghi stabili e protetti e molti giovani senz’altro sbocco immediato che posti più precari. Fasi prolungate di disoccupazione sono particolarmente penalizzanti, perché aumentano il rischio di una marginalizzazione permanente dal mercato del lavoro, come risultato del deprezzamento delle abilità e della perdita di autostima e motivazione”.

Per quanto concerne le retribuzioni, è sempre l’Ocse a fare il confronto tra i salari medi relativi agli stati dell’UE, stilando una classifica nella quale l’Italia si stanzia, prevedibilmente, tra gli ultimi posti. Nel 2010 lo stipendio medio si è fermato intorno ai 36.773 dollari annui, contro i 46.365 della Francia e i 47.645 del Regno Unito.

Focalizzando l’attenzione sul lavoro rosa, invece, il 31,1% delle donne occupate ha un contratto part-time, mentre lavora a tempo parziale solo il 6,3% degli uomini. Sempre a proposito di contratti, l’Ocse propone una reale ed efficace riforma mirata soprattutto a rendere meno incerte le condizioni occupazionali dei lavoratori più giovani, limitando il più possibile il precariato.

“Bisogna fare di più per migliorare in modo durevole la situazione del mercato del lavoro per i giovani, e per farlo servono riforme. Con l’arrivo della crisi la legislazione italiana restrittiva sui contratti da lavoro a tempo indeterminato da una parte potrebbe aver aiutato il paese a contenere l’impatto della recessione sul mercato del lavoro, ma dall’altra nella fase attuale tale legislazione potrebbe scoraggiare le assunzioni, soprattutto con contratti permanenti, mettendo dunque a repentaglio la ripresa”.

Fonte: Ansa