Son passate circa 24 ore dalle battute rivolte da Silvio Berlusconi agli studenti, con tanto di invito al bunga bunga per due meritevoli ragazze. Ma lo scenario odierno è di tutt’altro tenore: i giovani, oltre a ribadire il proprio sdegno per le barzellette sessuali del Presidente del Consiglio, sono riuniti in tutta Italia per rivendicare i propri diritti. Si tratta del mondo dei precari, operatori del call center, ricercatori sottopagati, cervelli in fuga.

Uniti dal motto “Il nostro Tempo è adesso“, migliaia di giovani studenti e lavoratori atipici si riuniranno in moltissime piazze italiane per richiedere una maggiore attenzione della politica verso i problemi dell’occupazione moderna. Nella nostra Nazione, infatti, continuano a spopolare le occupazioni precarie e non garantite, con salari ben oltre al limite della sussistenza, scarsa o assente protezione previdenziale e nessun diritto lavorativo. Un popolo di lavoratori letteralmente sfruttati che, secondo stime ottimistiche, potrebbe aver già superato i due milioni di individui.

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Un problema che non sembra essere preso seriamente dalla politica, troppo occupata a discutere in Parlamento dei problemi personali del Premier, come il caso Ruby Rubacuori o il processo breve. E, proprio per questo, i manifestanti ne chiederanno oggi le dimissioni:

“Adesso siamo noi a chiedere un sacrificio al Presidente del Consiglio. Gli chiediamo di farsi da parte per aver trascinato la nostra generazione e questo Paese in un baratro di povertà, depressione e disoccupazione. Gli chiediamo di farsi da parte per raggiunti limiti d’età e per furto aggravato di presente, di futuro e di dignità a questo paese”.

La protesta, su cui si espressa anche la CEI, vedrà il suo corteo principale a Roma, in partenza fra pochissimi minuti da Piazza della Repubblica a Roma. La manifestazione però coinvolgerà tantissime altre piazze italiane ed europee come Bruxelles e Washington.