Da sempre i compiti a casa rappresentano una sorta di tortura per i poveri studenti che, dopo ore tra i banchi di scuola, sono costretti a rimettersi sui libri per preparare interrogazioni o verifiche per i giorni successivi. Sulla questione è intervenuto il dirigente scolastico Maurizio Parodi che ha voluto lanciare a riguardo una petizione sul web che, in pochi giorni, si è accaparrata l’attenzione e il consenso di centinaia di genitori.

Attraverso la sua sottoscrizione online, il preside genovese ha chiesto apertamente l’abolizione nella scuola dell’obbligo dei famigerati compiti a casa perché sarebbero controproducenti da diversi punti di vista, così come lui stesso ha esposto nella petizione:

Sono inutili. Le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate a comando hanno durata brevissima; procurano disagi e sofferenze soprattutto agli studenti già in difficoltà, suscitando odio per la scuola e repulsione per la cultura; sono discriminanti perché avvantaggiano gli alunni che hanno genitori premurosi e istruiti […]. L’efficacia di questo studio domestico non è mai stata dimostrata da nessuna ricerca scientifica, e recentemente l’Ocse ha anche dimostrato che il carico eccessivo di lavoro domestico è controproducente.

In verità, anche l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, proprio un anno fa, aveva pubblicato uno studio emblematico che affrontava la stessa questione, ponendo l’attenzione su quanto i compiti a casa, anche se rappresentano una possibilità aggiuntiva per i docenti, spesso possono creare disuguaglianze sui risultati di apprendimento dei ragazzi, in quanto saranno sempre avvantaggiati i figli con alle spalle delle famiglie economicamente e culturalmente più favorite. Insomma, anche studi autorevoli confermerebbero la tesi di Parodi, secondo il quale l’alternativa ai compiti a casa sarebbe quella di insegnare agli alunni ad imparare in classe.