Il caso di pedofilia ecclesiastica che ha sconvolto la comunità di Sestri Ponente sta turbando l’opinione pubblica nazionale: Riccardo Seppia, il parroco 51enne accusato di violenze su un numero imprecisato di minori, stupisce per l’efferatezza delle sue azioni. Oggi sono trapelate le prime intercettazioni, le stesse che hanno mobilitato le autorità per porre fine ai suoi abusi, e i contorni sono davvero da film horror. Il parroco, a quanto emerso, era solito mettersi in contatto con un complice, per approfittare di donne tossicodipendenti: offriva loro cocaina in cambio di effusioni hard con i loro pargoli.

Tramite di questo scambio un pusher africano, chiamato Franky. Dallo scorso 22 ottobre fino al 22 dicembre le loro utenze telefoniche sono state intercettate: ne sono emersi contorni inquietanti. Il religioso, infatti, inizia richiedendo insistentemente un rapporto sessuale con un ragazzo di colore, “il negrone” così come verrà definito, e poi continua con una parabola ossessiva al ribasso dell’età delle sue vittime. Implora Franky di procurargli “carne tenera“, prima di 15 e poi di 12 anni e, fallito il primo tentativo, cerca di abbassare ulteriormente la soglia, esigendo che i bambini siano ancora più giovani.

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“11-12 anni. Ah bene, me li trovi più piccoli?”

Nel frattempo Don Seppia, certo dell’arrivo di “carne fresca” da poter abusare a proprio piacimento, informa un proprio conoscente, probabilmente in vista di un festino hard.

“Stai a sentire, ti volevo dire questo… Ho avuto modo di trovare qualcosa di tenero eh… Per noi… Quando vengo in su… eh… E ca**o, così ci divertiamo.”

Ma le promesse di Franky si rivelano fallaci e il piano del pedofilo salta. Don Seppia va quindi su tutte le furie e tenta la carta di una nuova strategia: approfittarsi delle tossicodipendenti. Certo che una donna in astinenza avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di ottenere una dose gratuita, il sacerdote contatta nuovamente Franky per informarlo del nuovo piano:

“Ma puoi trovare qualche madre che ha un bambino… che ha bisogno di coca no?!”

Queste frasi troverebbero conferma nella confessione di una vittima, così come riportato da Giornalettismo. Gli incontri sessuali con minori, inoltre, non sarebbero avvenuti solamente nei dintorni della Chiesa di Santo Spirito, la parrocchia di Don Seppia, ma anche in case private milanesi appositamente attrezzate per l’occasione. E a gestire questo giro di abusi, che coinvolgeva bambini, adolescenti e tossicodipendenti pronti a prostituirsi, pare vi fosse anche un ex seminarista, tale Emanuele Alfano, ora invece addetto ai casinò di una nota compagnia di crociere.

E sempre dalla stessa testata arrivano altre indiscrezioni inquietanti: secondo alcune fonti ancora da confermare, il parroco si sarebbe addirittura fatto tatuare un simbolo satanico sulla schiena, un sole a sette punte, inequivocabile rimando esoterico. Non è tutto: si parla anche di ingente denaro speso proprio in cocaina, circa 300 euro al giorno, sia ad uso personale che come convincimento per le proprie vittime, adescate sia con l’aiuto di pusher compiacenti che in locali per adolescenti. Un tristissimo caso di cronaca, in definitiva, che spaventa per la propria crudezza e perché coinvolge un’istituzione, come quella della Chiesa, dove i bambini dovrebbero essere protetti, non violentati.