Sapere se la gravidanza verrà portata a termine oppure no rappresenta il desiderio di molte future mamme, soprattutto se nel corso del primo trimestre devono far fronte a disturbi più o meno gravi che destano inevitabili preoccupazioni.

Un test innovativo potrebbe aiutare a prevenire un aborto spontaneo già all’insorgere delle prime difficoltà. Questo è quanto promette un team di ricercatori del St. Mary Hospital di Manchester, che dopo aver analizzato la situazione clinica di 112 donne in gravidanza a rischio hanno scoperto quali sono i fattori che incidono maggiormente a riguardo.

Non si tratta, tuttavia, di un test (delle urine e del sangue) in grado di prevenire tutti i casi di aborto spontaneo, ma il suo potenziale risiede nella capacità di affermare se i dolori al ventre e il sanguinamento che spesso precedono l’interruzione di {#gravidanza} porteranno effettivamente all’aborto oppure no.

“Questa ricerca, per la prima volta, ci ha offerto uno strumento robusto per cominciare a tentare di salvare gravidanze con minaccia di aborto, infatti al momento tutto ciò che possiamo fare è sperare per il meglio”.

I ricercatori britannici coinvolti nella ricerca, guidati da Kaltum Adam, hanno potuto prevedere l’andamento di circa il 90 per cento delle gravidanze esaminate solo prelevando un campione di sangue e di urine dalle gestanti. Lo sviluppo ulteriore di questo studio potrebbe portare a risultati importanti e aiutare a comprendere le cause che portano a un aborto spontaneo, spesso ignote.

Secondo gli studiosi, i fattori che incidono maggiormente aumentando il rischio di aborto spontaneo sono questi: precedenti problemi di fertilità della gestante, i livelli di progesterone e dell’ormone Hcg, la lunghezza del feto, l’età gestazionale del bambino e l’estensione dell’emorragia.

Valutando due o più di questi parametri insieme, è possibile individuare un “indice di vitalità della gravidanza” che consentirebbe di intervenire tempestivamente con terapie adeguate. Secondo Adam, infatti, una maggiore certezza riguardo l’esito di una gestazione a rischio di aborto eviterebbe interventi inutili e potenzialmente dannosi per il feto, come anche ricoveri in ospedale, riposi forzati, astinenza dei rapporti sessuali e integratori a base di progesterone.