Per molte donne parlare di gravidanza non è piacevole o emozionante, ma causa di un grande dolore. Si tratta di coloro che hanno subito un aborto spontaneo, ovvero un’interruzione involontaria della gravidanza che avviene prima che il feto sia abbastanza maturo per sopravvivere fuori dall’utero materno (prima del compimento del sesto mese).

Il rischio di aborto spontaneo è più frequente nel primo trimestre, e questo spesso è il motivo per cui molte donne scaramanticamente tengono segreta la {#gravidanza} fino al termine del terzo mese (le stime indicano che circa nel 20% dei casi termina prematuramente in questo modo).

In alcuni casi addirittura, quando l’aborto avviene nelle prime settimane di gestazione, la donna lo subisce ancora prima di scoprire di essere incinta, poiché avviene ancora prima che si verifichi l’amenorrea.

Qui di seguito illustriamo quali sono i principali segnali di un possibile aborto spontaneo, sintomi da riportare immediatamente al proprio ginecologo. Per prima cosa, tuttavia, va ricordato che il rischio di aborto aumenta con l’età della futura mamma.

Perdite vaginali di sangue: benché nel 25% delle gravidanze la futura mamma possa sperimentare perdite ematiche assolutamente non preoccupanti, è sempre meglio recarsi dal medico in presenza di macchie ripetute.

Crampi all’addome o dolori simili a quelli mestruali: sintomo di gravidanza ma talvolta anche di un aborto in corso, i crampi alla pancia se insistenti e insopportabili vanno fatti controllare dal medico.

Alcuni problemi all’utero potrebbero causare l’aborto spontaneo, quindi in presenza di malformazioni, utero stretto o piccolo o fibromi, è meglio chiedere al ginecologo e mantenersi sotto controllo.

Se si verifica un aborto ritenuto o interno, invece, la gravidanza termina nell’utero ma all’esterno non ci sono segnali evidenti come perdite ematiche, quindi l’unico modo per scoprirlo è sottoporsi a un’ecografia che segnalerà l’assenza di battito fetale. In caso di gravidanza extrauterina, inoltre, la gestazione si sviluppa esternamente all’utero e non può proseguire.

Molto spesso la causa dell’aborto spontaneo non viene identificata, anche se in presenza di aborti ripetuti il ginecologo consiglierà uno screening in modo da preparare una terapia adatta. Secondo le statistiche la causa più frequente di aborti spontanei entro le prime 10 settimane di gestazione sono le anomalie cromosomiche, e anche una storia famigliare di cardiopatie potrebbe essere un rischio.

È importante non lasciarsi prendere dallo sconforto o dal senso di colpa: l’aborto avviene generalmente senza che la futura mamma abbia fatto nulla che comprometta la gravidanza, anche se i medici concordano nel dare indicazioni di massima da seguire durante la gestazione, indicando comportamenti a rischio da evitare dirante la dolce attesa.

L’abuso di alcol, ad esempio, è stato spesso collegato all’aborto spontaneo, ma un bicchiere di vino ogni tanto non crea problemi, mentre per quanto riguarda la caffeina una tazza al giorno è consentita, meglio comunque non abusarne. Anche fumare in gravidanza è un rischio per il bambino e per la mamma stessa. Il fumo è spesso collegato a un aborto, gravidanza extrauterina, parto pre termine e problemi respiratori del feto in placenta. Tenere sotto controllo il peso, infine, è fondamentale, infatti le donne obese rischiano l’aborto due volte di più di quelle normopeso.

Fonte: Birth.com