Tutto iniziò coi diari segreti. Quei quadernini bianchi dalla copertina trapuntata effetto Harmony, con lucchetto e chiave abbinato. Sfortunatamente ne abbiamo ricevuti almeno un paio durante l’infanzia, eredità di amici poco fantasiosi e molto di fretta in cartoleria. Compagni di classe che speravi ti ricambiassero l’invito solo per poterli “sorprendere” con lo stesso regalo-vendetta.

Abituati sin da piccoli a tenere le cose più inconfessabili in uno spazio tutto nostro, come ci siamo ridotti a condividere pranzo, cena e momento toilette  sui social network? Sì, perché ormai di segreto non è rimasto più nulla, solo quelli di Stato e la reale età di Valeria Marini. Siamo passati dal nasconderci sotto al letto a postare su Instagram posizioni strategiche elimina pancia, amplifica tette, snellisci cosce e raddoppia abbronzatura (spiacente maschietti, ancora nessuna novità sul filtro allunga minchia). Il vecchio detto “Questo segreto morirà con me” sostituito da “Giuro di non fare lo screenshot di questa conversazione”.

E ancora, interi album di vacanze, feste di famiglia, cibo, animali, concerti, luna di miele day by day. Tutto insieme in dei mega server sperduti chissà dove. I ritagli di giornale di quei diari sono diventati immagini online. Io, per coerenza, dovrei chiudere il profilo. Ammetto che quei diari non li ho mai usati, ogni tanto andavo a sniffare il profumo alla rosa emanato da quei fogli. Più o meno la stessa cosa che faccio adesso sul web, un salto per capire che aria tira.

E poi arriva il tasto dolente privacy. Dopo aver fatto sapere ai tuoi 1983 amici online che sei stato in Puglia dal 29 giugno al 13 luglio, hai visitato due volte il ristorante sul mare che fa la frittura di pesce più buona della zona, fatto scuba diving e preso lezioni di vela… Come fai a parlare di privacy? Qualsiasi pensiero, foto o documento smette di essere totalmente tuo nel momento in cui clicchi su Upload. Ed è inutile ridacchiare pensando alle ferratissime impostazioni privacy che hai appena impostato, il caro Zuckerberg nel frattempo le avrà cambiate.

Le pettegole da pianerottolo ringraziano, prima dovevano fingere cortesia coi vicini ed inscenare conversazioni basate sulle mezze stagioni e sull’odio comune verso un inquilino a caso… Adesso basta un login per sapere dove e come passi il tempo. Non sorprenderti se mentre chiudi la porta di casa ti diranno: “Buongiorno, bell’abbronzatura eh? Certo, senza le lezioni di vela non ti saresti scottato le spalle”. In quel momento ti passa davanti l’intera homepage, like, condivisioni, tweet, migliaia di “ahahahahahah!” e rispondi: “Grazie, anche lei ha facebook?” “Certo dolcezza, sono Birichina68 (che non è l’anno di nascita ma l’età) e ci scriviamo chat roventi da una settimana”.

Ok, la foto non corrisponde, lei non è una hostess di volo, hai appena avuto un principio d’infarto e maledici il giorno che hai deciso di registrarti con l’illusione che nessuno ti avrebbe mai trovato, non avresti condiviso nulla, nessuna foto personale. Ma ti sei fatto prendere la mano, la voglia di apparire ha prevalso e adesso sei oggetto di una PILF (Prehistorical I wouldn’t Like to Fuck).  Cercare d’essere riservati su un social network è come andare a un incontro di lupi vestiti da agnelli con bijoux alle patate.

Avvicinatevi a qualsiasi gruppo o coppia intenta a fare delle foto, dopo lo scatto sentirete: “Dai, questa è venuta bene, la metto su facebook”. Quello è il momento d’agire:  “No! Questa foto fa cagare, tu non sei un gran soggetto, è sgranata, controluce e oltre il like di mamma e fidanzata non prevedo un gran successo”. Prima si facevano per ricordo, ora per farsi ricordare dagli altri.   E chi se ne importa della privacy? Quella lasciamola ai poveracci.

-“Dove vai in vacanza?”  “Preferisco non parlarne, sono un tipo riservato”. Traduzione: Non c’è un euro.

-“Come va a lavoro?” “Tutto ok, ma non chiedermi altro”. Traduzione: L’ho perso.

-“Con la ragazza tutto a posto?” “Al solito”. Traduzione: Mi sono mollato.

Ecco, la privacy è la scusa a cui si ricorre quando non va tutto a genio.  Per il resto siamo dei gran sboroni che non vedono loro di far sapere da Venere a Urano che ce la passiamo bene.