Lo sfratto è un problema di grande attualità. La grave situazione di crisi e la precarietà del lavoro molto spesso non consentono all’inquilino di pagare l’affitto. Ed ecco che si presenta il grave problema della morosità, con conseguente, possibile rischio di sfratto.

Ma conosciamolo meglio questo rischio e vediamo come e cosa si può fare per uno sfratto che, però, non è solo una conseguenza della morosità ma anche di una finita locazione, cioè per la scadenza del contratto d’affitto e per altri motivi ancora….Quindi, si presentano casi diversi di sfratto: vediamoli.

Il proprietario di un immobile può procedere allo sfratto per motivi diversi: per morosità dell’inquilino cioè per mancato pagamento del canone di affitto; per necessità, quando il conduttore ha bisogno di riutilizzare l’appartamento per motivi previsti dalla legge; per finita locazione; per inadempimenti gravi da parte dell’inquilino.

L’iter

Prima di avviare la procedura di sfratto, il locatore deve comunicare all’inquilino la disdetta del contratto di locazione. Se il contratto in essere è redatto in base alla vecchia disciplina dell’equo canone, il proprietario può comunicare la disdetta con raccomandata A/R sei mesi prima della scadenza. Invece un contratto con patti in deroga prevede il termine di almeno un anno prima della prima scadenza e di almeno sei mesi per le scadenze successive.

Parliamo dello sfratto per morosità

Se l’inquilino non paga il canone d’affitto, il proprietario può scrivere all’inquilino una lettera raccomandata A/R sollecitando il pagamento degli affitti arretrati entro una scadenza precisa e rivolgersi ad un avvocato per avviare un’azione legale nei confronti dell’inquilino. Dopo la convalida dello sfratto da parte del giudice, in genere viene concesso un rinvio da sei mesi ad un anno rispetto alla scadenza contrattuale.

Purtroppo, durante i periodi di rinvio, per legge il canone viene aumentato del 20 per cento. Se l’inquilino non paga il maggior canone, rientra nei canoni della morosità con il rischio di veder accelerare i tempi del rilascio. Infatti, dopo il primo rinvio, arriva l’atto di precetto nel quale il proprietario chiede all’inquilino di liberare l’appartamento entro 10 giorni. Se entro 10 giorni l’inquilino non libera l’appartamento, il legale della proprietà deposita la richiesta di esecuzione dello sfratto presso gli ufficiali giudiziari.

Se possibile, quindi, e se proprio non si sa dove andare, è opportuno accettare il maggior canone ed avere maggior tempo per cercare un altro alloggio o anche per migliorare la situazione di morosità nei confronti del proprietario, anche per evitare altri disagi, in particolare in presenza di bambini. È anche possibile avere una proroga, ma sull’argomento torneremo domani.