Un guasto all’impianto di refrigeramento al San Filippo Neri di Roma ha causato una doppia tragedia: la distruzione di 94 embrioni e 130 ovociti, e lo svanire della speranza per una quarantina di coppie che erano ricorse al centro di procreazione assistita per realizzare il loro sogno di avere un figlio.

L’incidente nella capitale dello scorso 27 marzo – un evento rarissimo a livello mondiale: la temperatura è salita ed è scattato l’allarme che ha svuotato il serbatoio contenente gli embrioni – ha tolto il velo sulla complicata vita delle coppie che in Italia vogliono ricorrere alla fecondazione assistita: molte vittime di questo brutto incidente probabilmente non potranno più sperare di avere figli con questa tecnica, perché per la donna la crioconservazione di più embrioni o ovociti rappresenta la possibilità di evitare ulteriori cure ormonali (pesanti per la salute), quindi generalmente si affida a questi centri una quantità di materiale biologico bastante per tutti gli impianti che si possono sostenere: la percentuale di successo è di circa un neonato ogni sei embrioni trasferiti.

Per questa ragione le coppie coinvolte hanno già annunciato querele e richiete ingenti di danni, mentre il Ministro Renato Balduzzi e la Regione Lazio hanno disposto delle ispezioni al San Filippo Neri per vederci chiaro e stabilire cosa è accaduto e le eventuali responsabilità. Peraltro il direttore generale dello stesso istituto, Domenico Alessio, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contestando la ditta responsabile della conduzione e manutenzione dell’impianto di crioconservazione, la francese Air Liquide, una multinazionale che ha quasi il monopolio di questi congelatori in Italia.

«Alla ditta ho fatto una contestazione precisa e puntuale, e sono quattro giorni che aspetto da loro una relazione, ma non ho ancora ottenuto alcuna risposta, è una cosa incredibile. Da quando è nato il centro non è mai successo nulla di simile, è un fatto inimmaginabile.»

Saranno quindi almeno tre i filoni di inchiesta di questa vicenda molto delicata: quella interna del Ministero della Salute, quella derivante dalle denunce delle coppie, e quella dell’ospedale come parte lesa rispetto alla società che gestisce questa tecnologia.

Fonte: Wired