Definirsi creativi e per dirlo usare l’aggettivo che usano tutti: creativo, appunto. Definirsi capaci di risolvere problemi, oppure motivati. LinkedIn, tra le tante cose, è anche un gigantesco archivio, sempre aggiornato, di curricula coi quali 187 milioni di persone si presentano nel mondo del lavoro. Come ogni anno, il BuzzWords di questo social diventa uno strumento utile, e divertente, per vedere quali sono gli aggettivi che adoperiamo di più.

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In testa c’è sempre l’evergreen creativo, molto amato in Australia, negli Stati Uniti, in Canada, ma non in Europa, dove sono altri gli aggettivi preferiti nei curricula: noi europei ci dipingiamo più volentieri come affidabili, responsabili, specializzati.

A dimostrazione di come nel mondo anglosassone ci sia una spinta all’innovazione, mentre nel vecchio continente si cerca di assicurare l’eventuale datore di lavoro sulla conservazione dell’esistente.

In Italia, in particolare – e con noi solo i francesi – insistiamo sul senso di responsabilità, ma nel 2011 l’aggettivo più statisticamente adoperato era problem solving. Una modificazione interessante: LinkedIn è una vetrina e come tale mostra il carattere di ogni mercato interno. È evidente, quindi, che da una situazione in cui si ammetteva il grande numero di problemi derivante dalla crisi, il candidato cerca di spiegare che, se non altro, non ha intenzione di crearne altri.

Ma, battute a parte, è una illuminante opposizione che la dice lunga sul nostro paese: quasi mai aggettivi legati all’innovazione vincono queste classifiche. In India e Brasile i profili sono sperimentali, globali, in Europa e particolarmente in Italia, gli aggettivi si preoccupano invece di tranquillizzare lo status quo.

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E questo dimostra inequivocabilmente che le statistiche di LinkedIn ci vedono giusto. E che se si vuole emergere dalle scrivanie degli addetti alla risorse umane, è meglio prendere questa lista di aggettivi e non usarli mai.

Fonte: LinkedIn