Cambia la società, cambia il ruolo della donna, con il tempo l’emancipazione femminile ha permesso di fare delle nozze una scelta di cuore, personale, e non di posizione o obbligata: la promessa di matrimonio, in questo contesto, rimane un momento fondamentale, ancora più romantico e allo stesso tempo esplicito e legale, che trasforma due fidanzati – o spesso ormai due conviventi – in promessi sposi.

L’aspetto sentimentale, emotivo, è quello più conosciuto, più atteso e sognato: l’uomo chiede ufficialmente la mano della donna inginocchiandosi davanti a lei e domandandole di sposarlo con il rituale dono dell’anello.

In passato la promessa di matrimonio coincideva con la richiesta al padre della sposa da parte del fidanzato del permesso, del suo benestare. Oggi questa formalità, così come la dote della sposa, non è fondamentale né necessaria, ma rimane un aspetto importante, con la conseguente legittimazione della nuova coppia all’interno della famiglia e della comunità.

La promessa di matrimonio è, poi, dal punto di vista legale, il primo passaggio burocratico per ottenere il permesso di sposarsi. L’atto si effettua presso l’Ufficio Matrimonio di stato civile del comune di appartenenza con i documenti d’identità: non è necessario si presentino tutti e due i promessi sposi, ne basta uno con delega a eseguire le pubblicazioni su carta semplice firmata e copia del documento di identità del delegante, o addirittura una terza persona con delega e fotocopia dei documenti di entrambi i futuri sposi deleganti.

Gli incaricati comunali a questo punto elaborano la documentazione necessaria per le pubblicazioni, che vengono esposte per 8 giorni alla Porta della Casa Comunale dei comuni di residenza di entrambi i promessi sposi. Trascorsi 3 giorni dalla fine delle pubblicazioni, se nessuno ha presentato opposizione al matrimonio, l’Ufficiale di Stato Civile rilascia il nullaosta e i promessi sposi devono celebrare le proprie nozze entro 180 giorni dalla scadenza della pubblicazione (pena la decadenza di validità dei documenti).

Questo atto è disciplinato dal codice civile agli art. 79-81, che stabilisce che «la promessa di matrimonio non obbliga a contrarlo né ad eseguire ciò che si fosse convenuto per il caso di non adempimento».

La promessa di matrimonio, dunque, non ha carattere vincolante né la qualificazione giuridica delle obbligazioni precontrattuali. La responsabilità delle parti è limitata dagli ambiti di legge e gli effetti della rottura della promessa sono solo la restituzione dei doni fatti a causa della promessa (art. 80 c.c.) e il risarcimento del danno (art. 81 c.c.). Il risarcimento è limitato al solo danno materiale, per le spese fatte e le obbligazioni contratte nel limite della condizione delle parti, esclusi i danni non patrimoniali.