Con {#Prometheus}, Ridley Scott ritorna sul grande schermo riportando sulla cresta dell’onda la lunga saga di Alien, iniziata alla fine degli anni settanta con il primo capitolo diventato nel tempo un vero e proprio film di culto. Attesissimo dalla critica e, ancor di più, dal grande pubblico, la pellicola affronta gli eventi che precedono quelli che hanno coinvolto l’ufficiale Ellen Ripley, al secolo Sigourney Weaver, in un viaggio oscuro e misterioso verso l’ignoto.

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Nel cast di Prometheus, Scott ha radunato {#Michael Fassbender} e {#Noomi Rapace}, puntando sulle capacità che negli ultimi anni sono riusciti a mostrare al pubblico, premiate in alcuni dei più importanti Festival del Cinema in tutto il mondo; con loro ci sono anche {#Charlize Theron} e Guy Pearce, rispettivamente dirigente e proprietario della Weyland Industries, la società che finanzia il viaggio della nave spaziale alla ricerca della gigantesca creatura dalle sembianze umane mostrata nel primo indimenticabile capitolo della saga.

Nel 2089, alcuni studiosi tra cui Elizabeth Shaw (Rapace) e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green) ritrovano alcune pitture rupestri dal grande valore per l’intero genere umano: delle immagini che condurrebbero direttamente alla comparsa dell’uomo sul pianeta Terra. Pochi anni dopo, a bordo della nave spaziale Prometheus della Weyland Industries, scienziati ed equipaggio giungono sul pianeta LV-223, una zona ancora sconosciuta dell’universo dove finalmente poter toccare con mano i frutti della ricerca: ma non tutto andrà nel modo sperato.

Un tuffo nella storia, negli avvenimenti che hanno preceduto gli eventi narrati nell’indiscusso capolavoro Alien, datato 1979; Prometheus raccoglie così l’eredità e l’onere di far luce almeno in parte su quanto accaduto in passato, ma in realtà nel futuro, con un prequel che gode soprattutto di un cast particolarmente affiatato e dotato, a partire dall’ottimo Michael Fassbender che regala un interessante quanto valida interpretazione del robot David.

Ridley Scott scende in campo affidandosi a Noomi Rapace e su un irriconoscibile Guy Pearce, affiancati da un’algida Charlize Theron che ormai sembra essere perfettamente a suo agio nei ruoli da donna di ghiaccio, senza contare la rosa di comprimari che riesce a ritagliarsi spazi nell’arco dei ben 124 minuti di film. Non manca l’azione, fino ai limiti del brutale, così come la ricerca di dialoghi e spiegazioni per porre sotto ai riflettori l’antefatto che ha dato il via alla lunga serie di pellicole della saga dedicata ai mostri venuti dallo spazio.

Se tra i punti di forza della pellicola ci sono interpreti e scenografie, grazie anche al contributo dell’artista austriaco H.R. Giger, è proprio nella sceneggiatura il tallone d’Achille: un plot che ricalca, anche troppo, le orme dei suoi predecessori senza aggiungere molto di più a quanto già detto e ridetto in più occasioni. Una nota a parte va all’atmosfera cupa e angosciante, al pari di alcune scene degne dei migliori (o peggio, in base ai punti di vista) film splatter della storia del cinema: sangue, mutilazioni, fino al parto dell’essere tentacolare da parte della madre-incubatrice Rapace, riportano senza troppi giochi di effetti speciali computerizzati al fascino piacevolmente disgustoso del passato recente.