“Timbravano il cartellino” come normali impiegate le prostitute sfruttate da un’organizzazione criminale smantellata dai carabinieri della Compagnia di Venaria, vicino a Torino.

Sono scattate le manette per otto persone, che facevano parte di una banda italo-rumena specializzata in furti, rapine e dedita allo sfruttamento della prostituzione (foto by InfoPhoto).

La banda era ben organizzata e a quanto pare anche evoluta: prima e dopo ogni prestazione sessuale, le ragazze dovevano chiamare i loro “protettori”, che cronometravano i tempi di permanenza del cliente e registravano l’incasso. Come timbrare il cartellino, insomma.

La banda era molto attiva anche sul web, tant’è vero che le donne venivano pubblicizzate su internet tramite book fotografici e annunci appoggiandosi a bacheche online di incontri allegando fotografie e numeri di cellulare.

Niente sconti, né pause caffè per queste povere fanciulle insomma. “Stuprate” doppiamente da un cartellino virtuale, vittime di una schiavitù ormai conclamata dai secoli dei secoli. Amen.

Ma se la prostituzione, si sa, è da sempre fonte di guadagno e sfruttamento, com’è possibile che anche in questo “settore” siamo sempre noi italiani ad essere quelli indietro, in ritardo. Un esempio lampante è la Germania che, grazie alla sua normativa secondo la quale la prostituzione non è reato, risalente al 2002, è una delle più liberali in circolazioni, certamente molto più liberale di quella italiana. Persino troppo, secondo alcuni.

Da dieci anni infatti la prostituzione è legale in quella parte d’Europa. Anche culturalmente, la cosa è vista in maniera diversa che da qui. Si tratta, in definitiva, di un vero e proprio “business“.

A fronte del fatto che il mestiere più antico del mondo è il più antico del  mondo mica per niente e che non si è mai riusciti ad eliminarlo in nessun modo: Signori e signore, sarò banale, ma io dico che è ora e tempo di riaprire queste benedette case chiuse!