Bullismo e universo femminile: nella maggior parte dei casi due sfere che sembrano incrociarsi soltanto dal punto di vista della vittima. Ebbene no, e non soltanto per qualche caso sporadico. Anzi: quella particolare costola del bullismo sviluppatosi nel virtuale, grazie alla proliferazione della tecnologia, e chiamata cyberbullismo, sarebbe quasi esclusivamente appannaggio femminile. Inquietante. O forse inevitabile e anche prevedibile.

E’ il quotidiano spagnolo El Mundo a pubblicare i dati di uno studio condotto su 2000 adolescenti tra i 14 e i 17 anni: il 13% delle ragazze intervistate ha subito violenze virtuali, la maggior parte perpetrate da altre ragazze. I ragazzi invece continuano a preferire le scazzottate, almeno a livello statistico.

Eppure tutto questo non mi stupisce: le donne sono calcolatrici; i maschi sono solo più semplici, e talvolta diretti. Le donne proteggono i rancori, li coltivano come fossero alberi, li nutrono e li fanno crescere rigogliosi; e quale miglior luogo dei social network per mostrare i frutti del loro lento covare?

Naturalmente la cosa aumenta proporzionalmente alla diffusione di tablet, smartphone e connessioni perennemente disponibili: così il cyberbullismo diventa un’occupazione a tempo pieno.

Mi spaventa e mi lascia perplessa un altro aspetto della faccenda: le donne di solito hanno più coraggio degli uomini, fin da piccole. Perchè nascondersi dietro a schermi, piccoli o grandi che siano? Qui il nocciolo: chi non riesce a dire la sua di persona, trova un ottimo appiglio nella protezione del virtuale. E il carattere va a farsi benedire.

Ma la questione non si esaurisce qui: perché forse il cyberbullismo non è un fenomeno da circoscrivere esclusivamente alla sfera adolescenziale. Forse possiamo chiamarlo in un altro modo, come ci ricordano sul canale fashion di leonardo. Ma la sostanza non cambia.

Quindi mi viene da pensare che, se la proprietà transitiva vale ancora, le maggiori fautrici di hating e trolling siano donne, e decisamente sopra i 17 anni. Quanto è subdola la rivalità femminile. Quanto è viscida, vile e stupida l’invidia fra donne. Tanto innegabile, quanto ineluttabile. Lo dico da vittima, ma lo dico anche da carnefice (ma non da cyberbulla sia chiaro). E soprattutto lo dico da donna delusa, anche da se stessa.

Perchè questo alla fine è un gioco delle parti, un gioco al massacro: oggi tocca a me, domani a te. I social e il mondo virtuale sono solo un moderno pretesto dietro cui nascondere la nostra piccineria. Anzi, forse invece di celare, non facciamo altro che rendere noto a tutti il nostro lato oscuro. Perchè internet alla fine è democratico anche in questo.

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