Si definisce puerperio il periodo immediatamente seguente il parto che si protrae per circa 6 settimane, solitamente definito la “quarantena post partum”. È un lasso di tempo molto delicato per la salute fisica e psichica della neomamma, nella quale l’utero poco alla volta riprende la dimensione che aveva prima della gravidanza, mentre il legame tra mamma e neonato si consolida anche attraverso l’allattamento.

Nei giorni seguenti il parto nella neomamma potrebbero verificarsi le lochiazioni, ovvero delle perdite vaginali di residui della placenta: in genere si esauriscono in tre settimane, inizialmente più ricche di sangue e via via sempre più sbiadite e cremose.

Il corpo della donna si abitua giorno dopo giorno alla condizione di neomamma, e se nei primi giorni dopo il parto è normale avvertire dolori all’addome, alla ferita (ad esempio in caso di episiotomia) e al seno, quando questi persistono o ci si accorge di perdite che emanano cattivo odore, fitte mentre si urina o al perineo è meglio richiedere subito l’intervento del ginecologo.

Alcuni esami specifici sono indicati per le donne che sono prive di anticorpi contro la rosolia, le quali generalmente devono essere vaccinate. Le mamme che si sono sottoposte alla profilassi anti D (richiesta per le donne con fattore Rh negativo madri di bimbi con Rh positivo) devono effettuare il test di Coombs dopo sei mesi.

In genere la fase di transizione post partum dura circa 40 giorni, entro i quali si consiglia un controllo dal ginecologo che valuterà la salute fisica della neomamma e darà consigli su contraccezione ed eventuali necessità ostetriche e psicologiche.

La ricomparsa del ciclo mestruale può avvenire da pochi mesi dopo il parto fino anche a molti mesi, e dipende da donna a donna, dall’allattamento al seno e dalla fisiologia personale. Ecco perché è utile chiedere al medico consigli per la contraccezione mentre si allatta, perché non è assolutamente veritiero che durante l’allattamento non si rimane incinta.

La ripresa dell’attività sessuale deve considerare non solo il recupero fisico (devono passare almeno 15 giorni in caso di parto vaginale con episiotomia) ma soprattutto quella mentale, poiché la neomamma potrebbe sentire ansia, affaticamento, stanchezza e avere difficoltà a gestire il legame col neonato anche nei confronti del partner, il quale potrebbe sentirsi escluso: è fondamentale parlare apertamente col compagno per mantenere vivo il dialogo.

La naturale evoluzione del ritmo della giornata, che si adatta inevitabilmente alle esigenze del neonato, può essere inizialmente motivo di tensione nella coppia. L’allattamento, al seno o artificiale, detta i ritmi alla neomamma che consapevolmente dovrà imparare a gestire il tempo senza venire risucchiata dal bisogno del bebè di essere nutrito.

A parte il fenomeno piuttosto comune del baby blues, se dovesse insorgere la ben più grave depressione post partum (una costante sensazione i depressione che si protrae nel tempo e non migliora) è bene rivolgersi subito a un medico. In questi casi si può chiedere aiuto anche ai consultori familiari presenti in molti comuni dove vengono organizzati incontri fra mamme, oppure richiedere un appuntamento con un medico specialista.

Fonte: Ilmiobambino