Cambiare lavoro talvolta è necessario per reinventarsi e cercare nuovi stimoli. Non è un passo certamente facile da fare, anzi, è frutto di un approfondito esame di coscienza che fa riflettere sulle vere ragioni della scelta. Ma prima di pensare a quale nuovo lavoro intraprendere, bisogna capire bene quando è il momento giusto per troncare un rapporto professionale e se si è pronti per il grande passo.

Quando arriva il momento di cambiare lavoro? Ci sono alcuni fattori che aiutano a fare la scelta giusta senza sbagliare i tempi: accorgersi di aver raggiunto i massimi livelli, ad esempio, oppure tutti gli obiettivi prefissati all’inizio dell’avventura lavorativa. Può capitare, in effetti, di aver toccato la vetta e, di conseguenza, non si hanno più stimoli forti che sono il motore del lavoro.

Un altro segnale è fondamentale: si inizia a odiare ciò che si fa. Spesso questo astio profondo è indotto da una serie di sgradevoli circostanze che si accumulano nel tempo, come ad esempio un capo o alcuni colleghi di lavoro che rendono la vita impossibile. Ѐ anche vero che ci sono persone con un grado di sopportazione molto alto e che, quindi, riescono ad andare avanti nonostante tutto, magari perché dentro coltivano la speranza che tutto un giorno possa migliorare.

Ma questo star dietro a false speranze porta poi a un calo dell’autostima e alla conseguente compromissione della carriera. Oltretutto, ogni lavoro richiede sacrifici e compiti che non sempre sono piacevoli; questa è l’altra causa che fa capire che è ora di cambiare. A quel punto bisogna solo distinguere i semplici aspetti negativi del lavoro da quelli che invece non piacciono, ma che sono caratterizzanti.

Da questi ultimi si può capire se si è portati o meno per una determinata professione. Per quanto concerne gli obiettivi prefissati, anche il non riuscire a raggiungerli può far nascere un forte desiderio di cambiamento. Ci si rende conto che tutto il lavoro compiuto non è bastato, ci si demoralizza e si arriva alla conclusione che un nuovo lavoro sia la soluzione migliore.

Altro nemico sempre in agguato è la noia. Questo è il pericolo maggiore che si corre quando passano un bel po’ di anni dal primo giorno di lavoro. Si entra nella solita routine, con compiti ripetitivi e spesso meccanici; l’unico modo per uscirne è smettere e cercare un altro impiego. Al giorno d’oggi, inoltre, i settori son sempre più saturi, non si registrano novità e di conseguenza si rischia grosso, anche una possibile chiusura dell’azienda.

Perciò è bene cambiare aria prima di dover fare i conti con la disoccupazione. Altro campanello d’allarme è il proprio stato d’animo. Quando si perde l’interesse per il proprio impiego si diventa irrequieti. Bisogna sempre ascoltare la voce interiore che consiglia la strada da intraprendere. La stessa irrequietezza accompagnata dall’inquietudine si protrae per tutto il periodo della decisione.

Ma questi sentimenti devono fungere da stimolo per far capire a se stessi che è il momento adatto per lasciare il lavoro attuale e cercare nuove sfide. Anche se non si sono raggiunti gli obiettivi iniziali, nulla è perduto e soprattutto mai considerare un successo mancato come un fallimento. Ѐ pur sempre un’esperienza che aiuta a crescere, a maturare e che spinge verso mondi totalmente nuovi.

Fonte: Careerrocketeer