Come ogni fine estate, per moltissimi neo diplomati è tempo di test di ammissione all’università, di lunghe file e altrettanto interminabili attese per conoscere l’esito della prova sostenuta, e per scoprire che cosa ha in serbo la sorte, almeno dal punto di vista professionale.

Si, perché chi desidera entrare a far parte di una facoltà a numero chiuso deve sempre avere una seconda scelta, un’alternativa ben stampata nella mente da seguire qualora fosse tagliato fuori dalla rosa degli ammessi. E proprio in questi giorni che precedono i vari test ci si interroga su quali sono, concretamente, le lauree che danno {#lavoro}, i corsi di studio che, una volta portati a termine, offrono maggiori opportunità occupazionali.

Dando un’occhiata alle varie tabelle statistiche e resoconti forniti dagli esperti in materia, si scopre non solo quali sono le discipline nelle quale sarebbe preferibile buttarsi a capofitto per sperare di trovare un lavoro attinente agli studi effettuati, ma anche in quale città frequentare l’università: a quanto pare, anche la scelta dell’ateneo influenza le possibilità di trovare un’occupazione soddisfacente.

Salute, con infermieri, fisioterapisti, educatori fisici in prima linea, informatica, ingegneria, economia: ecco i settori caratterizzati dalla maggiore richiesta di nuove figure professionali secondo un’indagine Unioncamere-Excelsior. Secondo AlmaLaurea, inoltre, i laureati in medicina, seguiti da architettura e ingegneria hanno maggiori possibilità di trovare lavoro subito dopo la laurea, mentre i dottori in giurisprudenza, biologia e materie umanistiche dovranno faticare non poco alla ricerca della prima occupazione.

E la green economy? Secondo Andrea Cammelli, presidente di AlmaLaurea, in Italia le opportunità non sono ancora molte.

“Rispondiamo alle esigenze che ci sono, e decolla a fatica l’Italia che guarda alle nuove tecnologie, della green economy soprattutto. Ma è impossibile rappresentare una media italiana perché c’è un’enorme variabilità non solo tra ateneo e ateneo nella stessa area geografica, ma anche tra corso di laurea e corso di laurea”.

Per vederci ancora più chiaro, basta osservare le tabelle proposte da Repubblica.it che illustrano il tasso di laureati occupati con relativo stipendio medio, suddivisi non solo per facoltà ma anche per ateneo.