Discriminazioni e vessazioni sul luogo di lavoro riguardano anche le donne medico, che talvolta sono addirittura oggetto di violenze preoccupanti in ospedali o studi privati. Lo scenario presentato in occasione del Workshop europeo della festa del medico di famiglia non lascia spazio a dubbi, soprattutto alla luce dei dati dell’inchiesta svolta dall’Ordine dei medici di Roma sul 10% delle 15.017 iscritte.

Tale indagine ha mostrato che il mobbing su luogo di lavoro, insieme a vessazioni e discriminazioni, per le dottoresse in camice bianco sono percentualmente il doppio rispetto alle altre donne. A incrementare tale disagio, c’è anche il fatto che sono più colpite soprattutto i medici donna che alle spalle non hanno una famiglia o un contesto sociale che funga da paravento e le protegga davanti a questi soprusi.

Tale situazione, poi, è ancora peggiore se si vanno a guardare i più alti livelli dirigenziali nel settore della Sanità dove, come minimo, vige una sorta di barriera all’accesso alle posizioni di vertice. E i dati sono eloquenti: su 106 presidenti degli Ordini delle provincie, solo 2 appartengono al gentil sesso, segno che il maschilismo regna anche – o soprattutto – nella professione di Ippocrate.

Ma non è tutto: nelle strutture ospedaliere più grandi e complesse, paragonabili a delle grandi aziende, solo l’1,7% dei top manager medici sono donne, contro il 25% nei nosocomi più piccoli; e a livello sindacale, sui 110 segretari provinciali della Federazione dei medici di famiglia c’è una sola donna.

A frenare l’ascesa delle donne del settore sanitario è anche una vita molto sregolata, che con i turni rende difficile poter conciliare lavoro e famiglia. È probabilmente per questo motivo che il 30% dei medici donna di alto livello sono single o separate o vedove. Addirittura il 30% non ha figli (contro il 13% degli uomini) mentre 1 su 5 si è fermata al primo. Ma forse l’elemento più discriminatorio è quello che riguarda il fronte del guadagno, dove i “camici rosa” percepiscono mediamente il 30% in meno dei colleghi uomini.

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Meno guadagno uguale meno lavoro? Può darsi, visto che su oltre 10mila italiani intervistati – metà di maschi e metà femmine – solo 1 donna su 10 sceglie di farsi curare da un professionista dello stesso sesso scelta per le competenze, mentre negli uomini il numero è uguale a zero.