Una notizia Ansa che dà proprio ansia: pare che i siti pro ana, quelli dichiaratamente favorevoli all’anoressia, siano oltre 30.000.

Trentamila siti che non si limitano a dare consigli su come dimagrire, ma che esaltano la bellezza carne e ossa come stile di vita, sono un esercito del male che colpisce l’immaginario delle giovanissime e non solo.

Sono andata a cercarli anch’io questi siti, per constatare con i miei occhi quali consigli, quali tecniche propongano non per guarire, ma per ammalarsi.

Sono pochi quelli italiani, quasi sempre blog di ragazzine che hanno incominciato una dieta incontrollata e si vantano dei risultati talvolta aberranti. Moltissimi vengono invece dagli States e sono l’altra faccia della medaglia di una Nazione che vanta il maggior numero di obesi nel mondo.

A volte gli scopi dichiarati sono encomiabili. Qualcuno nasce come punto di incontro per ragazze malate che vogliano condividere la faticosa salita verso la guarigione, verso un rapporto normale con il cibo, con la bilancia, con se stesse. Mentre raccontano la loro degradazione, mentre sfogano nel confronto i grumi del loro scontento, queste ragazze non sanno di essere modello per tante lettrici che lì imparano come ingannare i genitori, come fingere di mangiare, come sopire la fame, quali medicinali, quali creme utilizzare per cancellare ogni grammo di grasso dal proprio corpo.

Il problema non sta nel cercare di dimagrire se si è in sovrappeso, anche se consultare un dietologo dovrebbe essere prioritario in questi casi: è, drammaticamente, quel senso di superiorità trasmesso dall’astinenza, quell’ascetismo folle che spinge a dimagrire senza limiti, tra gli ipocriti incoraggiamenti degli amici e la familiarità dei gruppi anoressici.

Addirittura ho trovato su Yahoo anwers la richiesta di una ragazzina che doveva analizzare certi siti per la scuola. È cultura, questa? Conoscere significa evitare o piuttosto imitare? Qual è il limite per la libertà di espressione?