Il tragico caso di Sarah Scazzi ha suscitato un interesse mediatico enorme, paragonabile e forse persino superiore a quello degli altri grossi casi di cronaca nera degli ultimi anni: Annamaria Franzoni, Erika e Omar, la strage di Erba, il delitto di Meredith Kercher a Perugia e l’omicidio ancora irrisolto di Garlasco.

Nella vicenda di Sarah Scazzi la televisione ha poi giocato un ruolo drammaticamente attivo, con l’epilogo della vicenda svoltosi interamente davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto?“, che ha fatto un boom d’ascolti con quasi 4 milioni di telespettatori, seguito da “Linea notte” che ha registrato il 23% di share. Numeri da reality-show.

L’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza (di Demos, Osservatorio di Pavia e Unipolis) ha condotto un’indagine per cercare di capire quanto i fatti di cronaca nera siano stati trattati dai telegiornali italiani. In testa a questa particolare “classifica” dei fatti criminali più trattati c’è il delitto di Perugia: dal 2005 a oggi sui 7 TG nazionali gli sono infatti state dedicate ben 941 notizie, contro le 759 del delitto di Garlasco, le 538 del delitto del piccolo Tommaso Onofri, le 508 dell’omicidio di Cogne (avvenuto però nel 2002) e le 499 del caso di Erba. Vicende che sono diventate vere e proprie fiction, delle serie TV in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico a ogni puntata, grazie a svolte, colpi di scena e interviste esclusive con i protagonisti.

I dati dell’Osservatorio rilevano inoltre come l’attenzione rivolta dai nostri TG alla cronaca nera sia nettamente maggiore rispetto a quella degli altri paesi. L’11% delle notizie nelle edizioni di prima serata del TG1 sono infatti dedicate a eventi criminali e anche il TG5 ha numeri simili, contro l’8% della BBC in Gran Bretagna, il 4% di TVE (Spagna) e France 2 (Francia) e solo il 2% dell’ARD (Germania). E va notato come il tasso di crimini in Italia non sia superiore, ma anzi leggermente inferiore, nei confronti delle altre nazioni europee. Una passione criminale tutta italiana, dunque, ma quali sono le ragioni del “successo” di questo genere? Ilvo Diamanti su La Repubblica prova a dare una risposta:

Perché generano angoscia ma, al tempo stesso, rassicurano. Ci sfiorano: ma toccano gli “altri”. È come sporgersi sull’orlo del precipizio e ritrarsi all’ultimo momento. Per reazione. Si prova senso di vertigine. Angoscia. Ma anche sollievo. E un sottile piacere.

E voi cosa ne pensate? L’attenzione mediatica per questi tragici fatti sta superando il limite del morboso?