Quante volte vi siete svegliate nervose a causa del rumore dell’aspiravolvere che si è insinuato nei vostri sogni interrompendoli proprio sul più bello? Quante volte siete state invitate a cena e avete trascorso la serata guardando la padrona di casa, o meglio le sue spalle, che riempiva la lavastoviglie e faceva risplendere i fornelli?

Quella delle pulizie è una mania che in alcuni casi diventa un vero e proprio disturbo, che colpisce una donna su quattro, ma anche qualche uomo, e fa parte di quei disturbi d’ansia di cui soffre il 20% della popolazione. Si chiama rupofobia e letteralmente significa paura dello sporco.

In maniera meno tecnica c’è anche chi la definisce “sindrome di Pilato”, l’uomo che si lavò le mani.

La condizione tipica di chi vive questo disagio è, infatti, il bisogno continuo di lavarsi le mani e pulire, disinfettandoli a fondo, la casa e tutti gli oggetti di uso quotidiano.

Da un punto di vista psicosomatico, l’esigenza di pulizia esteriore è la manifestazione della paura dello “sporco” interiore, del lato più oscuro di ognuno di noi. Ciò potrebbe essere dovuto a un’educazione molto rigida, che ha inculcato fin da bambini l’idea che dopo aver giocato o fatto quacosa di piacevole, magari all’aria aperta, bisogna ripulirsi.

Altre cause sono riconducibili a fattori inerenti la sfera sessuale, i rapporti interpersonali o anche il rapporto con se stessi, per esempio nella continua ricerca della perfezione, o nel desiderio di avere sempre tutto sotto controllo.

Proprio nei mesi in cui l’Amuchina impazza negli scaffali di supermercati e farmacie per il terrore del contagio dell’influenza A, una ricerca tedesca della Phillips-University di Marburg afferma che l’esposizione ai batteri da parte delle mamme in gravidanza rende i neonati più protetti da allergie, e che l’eccesso di igiene a cui vengono sottoposti i bambini fin da piccolissimi frena lo sviluppo del sistema immunitario.

Insomma, senza esagerare e lontano dalle mamme, possiamo finalmente dire con esclamazione liberatoria che pulire a volte è un incubo.