Tutti credono che l’insalata sia sempre e comunque un piatto leggero e poco grasso, adatto soprattutto a chi è a dieta, ma non sempre è così. Insalata è infatti un termine generico, che indica solitamente un insieme di cibi e {#condimenti} che stanno bene insieme nello stesso piatto. E inoltre, sappiamo ciò che ci abbiamo messo dentro solo quando siamo nelle nostre case e l’insalata ce la siamo preparata da noi. Quando si è in un {#ristorante}, il discorso cambia e di tanto.

Intanto, se il ristorante non è raffinato e al contrario è una trattoria alla buona, a volte c’è pericolo che l’insalata o gli ortaggi che sono con essa non vengano lavati per semplicità. Ma a volte, questa è anche una leggenda metropolitana, dato che magari anche nei posti più alla buona esiste ancora un’attenzione maniacale verso ciò che è bene per il cliente.

In ogni caso, ordinare un’insalata al ristorante è un grosso rischio: chi in fondo non si è mai visto portare al tavolo delle insalate grondanti di dressing e altri ipercalorici condimenti? Esistono una serie di ricette di insalate che rappresentano degli abomini calorici: sono la Caesar’s salad, l’insalata di gamberi, la steak salad, la Santa-Fe-style salad, l’insalata di pollo asiatico e l’insalata dello chef, che per definizione è sempre una sorpresa. Tra tripudi di gamberi, aglio fritto, spicchi di mandarino zuccherato, queste ricette non sono esattamente salutari. E a volte converrebbe ingoiare sei ciambelle fritte piuttosto che approcciarsi a uno di questi piatti.

Anzi sono sempre molto caloriche, sebbene gustose, soprattutto per via dei condimenti. Come per tutti i piatti, le calorie, anche in un’insalata aumentano esponenzialmente se ci aggiungiamo condimenti su condimenti. Fa quasi venire in mente una puntata della serie “I Simpson”, in cui Homer cerca di rendere saporita una galletta di riso spalmandoci sopra strati e strati di altro cibo grasso e sicuramente gustoso.

Approcciandosi a questi tipi di insalata, bisogna tenere presente che gli ingredienti di cui sono composti possono essere modificati lievemente, per essere maggiormente dietetici. Per esempio, la Ceasar’s salad, spogliata di quella sua grassa e grossa patata e del formaggio, diventa decisamente più leggera, rispetto a quella mangiata in un ristorante, o soprattutto in un fast food. Lo stesso vale per le altre ricette: magari dov’è previsto bacon si può sostituire con tacchino, che è molto più leggero e meno calorico, e soprattutto non si deve esagerare con la quantità e la qualità dei condimenti.

Ricordiamo che le ricette cui stiamo facendo riferimento non appartengono strettamente alla tradizione culinaria italiana, in cui già l’olio, che viene prodotto in moltissime regioni, dalla Toscana alla Puglia, è considerato il condimento per eccellenza, e se non si esagera è gustoso e non troppo calorico. Per cui, forse, se si è a dieta e si è un ristorante, vale la pena di puntare sull’italianità.

Fonte: Prevention