Quello che (non) ho continua con il suo successo di ascolti e intanto fa breccia nel cuore di molti italiani, che si ritrovano a guardare il mondo attraverso la carrellata dei personaggi che vengono loro presentati, accompagnati da due anfitrioni che ormai piacciono anche se le cose che fanno si somigliano sempre un po’ tra loro, Fabio Fazio e Roberto Saviano.

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Stavolta, la maggior parte della scena a Quello che (non) ho, nonostante il pregio degli ospiti intervenuti da Francesco Guccini a Elio Germano, è stata di Roberto Saviano, che tenendo fede a quello che rappresenta – l’autore di “Gomorra” – ha parlato di mafia e del rapporto con le donne. Il fine che è pure di Fabio Fazio, svegliare le coscienze, sta funzionando appieno.

Roberto Saviano ha infatti posto l’accento sulla storia di Maria Concetta Cacciola, Tita Buccafusca, Lea Garofalo, tre testimoni di giustizia uccise e sciolte nell’acido. Come era accaduto per Luciana Littizzetto nella precedente puntata, si ritorna a parlare di violenza sulle donne, ma stavolta a stampo mafioso, un modo di vivere illecito che ha derubato l’italiano di parole importanti, che avevano significati positivi, travolgendoli.

Sulle donne succitate, Saviano ha detto:

«Con il silenzio la loro vita sarebbe stata normale. E invece decidono di parlare per coscienza, per rabbia, e il sistema intorno a loro impazzisce. Nelle organizzazioni criminali la donna mantiene il silenzio, organizza, tiene in piedi la struttura. Se una donna decide di parlare sta distruggendo il sistema, non è un semplice traditore, è qualcosa in più, sta cambiando tutti».

Fonte: Corriere della sera.