Tim Lake ha 21 anni quando scopre, dalle parole di suo padre, di avere il dono di viaggiare indietro nel tempo. Il meccanismo è semplice: ci si chiude in un luogo buio, si stringono i pugni e si pensa intensamente all’istante a cui si vuole tornare.

Tutti vorremmo ritrovarci al posto di Tim e ascoltare mentre ci viene rivelato un segreto dal genere ma, ribaltando il punto di vista, cosa proveremmo se ci ritrovassimo al posto del padre? Quali parole useremmo e, più in generale, come si fa a parlare a tuo figlio di qualcosa che per sempre gli cambierà la vita?

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La chiave di tutto risiede nel rapporto che i due hanno, senz’altro uno degli aspetti che più colpiscono nel film.

Un padre disponibile e ironico. Un amico che mai si allontana dal suo ruolo di genitore. Un padre che insegna a fare del tempo una risorsa da non sprecare, a vivere ogni momento spremendolo fino all’ultima goccia, anche se sembra buffo quando si parla di qualcuno che può viaggiare a ritroso nella propria vita.

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Un padre come tanti, insomma. Come il nostro. Come il nostro compagno. Pieno di amore e di silenzi, di sguardi di stima e qualche volta di rimprovero.

Parliamo di Tim e di suo padre, ma potremmo parlare di noi. Non fa molta differenza la capacità di viaggiare nel tempo quando si parla di questi rapporti. Non è mai troppo tardi per dare un abbraccio o per dire “ti voglio bene” ancora una volta.

Al tempo non si sfugge, e anche se tutti potessimo viaggiare a ritroso, forse non avremmo mai abbastanza tempo per tutto quello che vorremmo fare, imparare, recuperare in un rapporto… ma stiamo parlando di un papà, e sappiamo che capisce.

Non ci resta quindi che aspettare il 7 novembre, quando il film uscirà nelle nostre sale, e goderci questa nuova commedia firmata Richard Curtis (Love Actually, Notting Hill, Quattro Matrimoni e un Funerale), infondo manca poco… è Questione di Tempo.

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