Quote rose nei posti di comando delle redazioni, considerate ancora troppo maschili. La richiesta non potrebbe essere più chiara: almeno il 30 per cento delle posizioni di responsabilità affidato alle donne entro 5 anni. In Italia scatenerebbe solo ilarità, in Germania, dove si stanno raccogliendo le firme, è invece presa sul serio. Il documento porta la firma di 350 reporter e conduttrici ed è stato spedito a 250 editori e direttori di testate, a stampa e televisive, per chiedere l’istituzione di quote di rappresentanza all’interno delle redazioni, nei posti chiave.

Se in Italia si piange, in effetti anche nella più civile Germania non si ride in quanto a pari opportunità: la metà dei servizi è coperto dalle donne, ma nelle posizioni di vertice improvvisamente il gentil sesso si dirada e arriva a un misero 2 per cento.

Solita storia, dovuta ai retaggi culturali, alle difficoltà di conciliazione dei tempi e – bisogna dirlo – anche al problema della forte solidarietà maschile contrapposta all’eccesso di competizione tra le donne che spesso è il loro peggior nemico. Risultato? Anche nei giornali non si potrebbe fare a meno del contributo delle donne, ma a decidere sono ancora gli uomini.

Difficile dire come andrà a finire, intanto però il direttore del quotidiano economico Handelsblatt, Gabor Steingart, ha accettato la proposta. Uno su 250 è già qualcosa. Ma davvero l’informazione è succube dei maschi? Vedendola nella sua parte superficiale si sarebbe pronti a giurare il contrario, ma basti pensare all’Italia: non c’è un solo telegiornale diretto da una donna, e a parte Lilli Gruber e Lucia Annunziata, nessuna rubrica di informazione con una redazione alle spalle nella televisione generalista che abbia una donna come volto e al contempo ideatrice.

Forse questa lettera va tradotta dal tedesco in italiano.

Fonte: ADG Informa