Se tra gli assessori non c’è nemmeno una donna, la giunta non vale. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale di Lecce, che ha accolto il ricorso del comitato “Città futura” contro la provincia di Taranto. È l’effetto delle quote rosa, ignorate di fatto nella nomina dell’esecutivo, ma contemplate dall’articolo 48 dello statuto dell’ente:

“Il presidente nomina i componenti della giunta, tra cui il vicepresidente, secondo le modalità previste per legge e nel rispetto del principio delle pari opportunità, sì da assicurare la presenza di entrambi i sessi”

Invece i 10 assessori scelti dal presidente Gianni Florido erano tutti uomini. Troppo testosterone secondo il Tar, che ora concede 30 giorni di tempo per porre rimedio al mancato rispetto delle quote rosa. Soddisfatta il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna:

“un politico attento dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire un’adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo (ha detto il ministro) a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria. Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto”.

Il ministro si dice dunque contraria alle quota rosa, eppure non ne disdegna l’applicazione, quando manca la sensibilità per capire che un organismo politico non può essere equilibrato senza l’altra metà del cielo.

Il caso di Taranto solleva anche un’altra questione: il machismo imperante in Italia, di cui la stessa Mara Carfagna si era lamentata non molto tempo fa in un’intervista a Radio Anch’io.

Le quote rosa sono un male o un bene necessario? O se sì, costituiscono l’antidoto giusto al presunto machismo di questo Paese?