Il disegno di legge relativo all’introduzione di quote rosa obbligatorie nei consigli di amministrazione è finalmente giunto al Senato, che proprio oggi delibererà riguardo la sua approvazione. A quasi una settimana dal via libera del governo, il Ddl deve infatti avere il consenso della Camera per diventare legge.

Nel dettaglio, il disegno di legge prevede che nei CdA delle società quotate, e di quelle non quotate pubbliche, sia presente un quinto di donne già a partire dal 2012, valore che aumenterà fino a un terzo nel 2015.

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Per le società che non si adegueranno alla normativa sono previste sanzioni pecuniarie, precedute da una diffida. Si attende quindi l’esito della seduta al Senato, prevista per il pomeriggio del 15 marzo, durante la quale verranno esposti pareri favorevoli e contrari. C’è chi, come l’europarlamentare Debora Serracchiani, afferma che questa riforma rappresenta un passo in avanti per quanto riguarda l’avvicinamento dell’Italia all’Europa.

“Le cosiddette quote rosa probabilmente non sono la soluzione ottimale in una società che vorrebbe valutare le persone in base alle capacità e al merito, ma sono anche l’unica soluzione percorribile se si vuole intaccare la viscosità di un sistema di potere che, soprattutto in Italia, a ogni livello si è fino a ora dimostrato quasi impenetrabile alle donne. Se vogliamo iniziare la stagione di modernizzazione di cui ha bisogno il nostro Paese dobbiamo favorire la mobilità sociale e generazionale; e in questo senso l’accesso delle donne nelle posizioni apicali rappresenta di per sé un segno di ricambio davvero rivoluzionario”.

La Serracchiani ha effettivamente focalizzato l’attenzione su uno dei principali termini di scontro tra i fautori della legge e i detrattori, che ribadiscono l’importanza che le esponenti del sesso femminile raggiungano alte cariche aziendali per merito, valutate per bravura e capacità e non imposte da un decreto legislativo.