Nicole Kidman e Aaron Eckhart formano una di quelle coppie apparentemente come tante, sposati e quindi mediamente infelici e mediamente noiosi. Presto però si scopre che, dietro la loro apatia da routine famigliare, si nasconde in realtà un dramma, il peggiore possibile per dei genitori: pochi mesi prima hanno perso il loro unico figlio e quindi cercano di tirare avanti come possono, frequentando un centro di incontri per persone che hanno subito un’esperienza come la loro. Il personaggio interpretato dalla Kidman non trova però alcun tipo di aiuto o di conforto in questi tristi appuntamenti e preferisce incontrare il ragazzo che ha accidentalmente ucciso il loro figlio investendolo con l’auto.

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La perdita di un figlio è una delle tematiche più difficile da affrontare, è sempre un’impresa riuscire a utilizzare un tocco intimo e delicato senza fare del facile sentimentalismo. Un argomento che se affrontato con il giusto tatto può portare a risultati splendidi, come nel recente “Amabili resti” di Peter Jackson. Riesce parzialmente nel suo intento anche il regista di questo “Rabbit Hole“, un inatteso John Cameron Mitchell, arrivato dritto dall’epopea glam di “Hedwig – La diva” con qualcosa in più e dal controverso “Shortbus“. Un nome che non ci si aspettava di trovare dietro un dramma in piena regola, decisamente classico nella narrazione quanto in una regia che, questa volta, non si concede particolari libertà o fantasia.

La pellicola allora ha il suo punto di forza in una serie di momenti drammatici molto intensi che difficilmente lasceranno indifferenti. Nicole Kidman è come al solito bravissima, non è una novità (“Da morire”, “Eyes Wide Shut“, “Moulin Rouge!”, “The Others”, “Dogville” e “The Hours” le sue altre interpretazioni più notevoli) in un ruolo che le ha regalato una nuova nomination agli Oscar, mentre Aaron Eckhart riesce nell’impresa non da poco di tenerle bene testa. Nonostante le riuscite interpretazioni, l’impressione è che però il film non aggiunga al drammatico argomento nulla di diverso rispetto ad altre pellicole simili (“In the bedroom, La stanza del figlio”).

L’elemento di maggiore interesse è allora fornito dal personaggio di Jason (il promettente Miles Teller), il ragazzo che suo malgrado ha investito il figlio della coppia. Nicole Kidman ne è ossessionata, lo segue quando torna da scuola e gli si avvicina: tra loro non scatterà però un’improbabile storia romantica, bensì la donna si interesserà a un fumetto scritto dal giovane e intitolato Rabbit Hole: questa è la parte più originale della storia e avrebbe meritato un ulteriore approfondimento. Allora sì che avremmo avuto una pellicola davvero interessante, mentre così è “solo” un buon film.