Ambigua, misteriosa, dal fascino solare e cupo insieme, Rachel è la protagonista del film con Rachel Weisz nelle sale italiane dal 15 marzo: una pellicola in costume tratta da un romanzo di Daphne du Maurier e diretta da Roger Michele, distribuita dalla 20th Century Fox, che si inserisce nella battaglia al botteghino dominata dai candidati agli Oscar.

Accanto a Rachel Weisz, Sam Claflin, Holliday Granger, Iain Glen e Pierfrancesco Favino.

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Foto: courtesy press office

La trama di Rachel

Philip Ashley, orfano dei genitori, viene allevato dal cugino Ambrose, di vent’anni maggiore, in una tenuta signorile in Cornovaglia. Il cugino è misogino e non intende sposarsi e preferisce curare la sua proprietà. Per ragioni di salute, è costretto a partire per l’Italia, lasciando Philip, poco più che ventenne, a casa. Dopo qualche mese, a Firenze conosce Rachel, vedova di un conte italiano. Ben presto la misoginia di Ambrose scompare e scrive al cugino che si è sposato. In seguito all’arrivo di scarse ma preoccupanti notizie da parte di Ambrose, Philip, d’accordo col suo padrino e tutore Nick Kendall, si reca nel Belpaese, ma arrivato alla villa di Fiesole, apprende che il cugino è morto e la moglie se ne è andata. Tornato a casa il ragazzo comincia a odiare la donna per averle sottratto l’amato cugino e si appresta di accoglierla con la massima freddezza se non con aperta ostilità. L’arrivo di Rachel cambierà tutto.

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Rachel: il romanzo di Daphne du Maurier

Mia cugina Rachele (My Cousin Rachel) è un romanzo del 1951 di Daphne du Maurier (1907-1989). La prima trasposizione cinematografica risale al 1952, diretto da Henry Koster e interpretato da Olivia de Havilland e Richard Burton.

Il libro è stato riedito in Italia da Neri Pozza, nella collana I Narratori delle Tavole Neri, con la traduzione di Marina Morpurgo (17 euro).

Ottavo romanzo della du Maurier, è anche uno dei più apprezzati, per la capacità della scrittrice nell’approfondire i lati più nascosti della psiche umana e nel delineare ritratti di donne forti e brillanti dalla vita complessa, tratti distintivi per i quali è ora famosa. Oggi i tratti distintivi dei romanzi della du Maurier sono immediatamente riconoscibili ai molti fan che la scrittrice ancora ha.

Le sue storie hanno sempre una trama articolata e tortuosa, in cui spiccano personaggi femminili forti e interessanti, avvolti nel mistero di un’atmosfera da thriller. È questo che ancor oggi li rende così attuali e cinematografici”, ha dichiarato Rachel Weisz.

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Rachel: i costumi

Suggestivi i costumi della metà del XIX secolo ideati da Dinah Collin, che ha saputo raccontare con grande perizia un’epoca in cui, in Inghilterra, l’abbigliamento maschile e femminile iniziava ad essere più pratico ed essenziale, man mano che la rivoluzione industriale conquistava terreno.

Rachel, una vedova in pieno lutto, può portare con sé nel viaggio in Gran Bretagna solo un piccolo bagaglio. La Collin ha quindi creato per la Weisz un guardaroba modesto di abiti neri da indossare per gran parte del film, che le conferiscono un aspetto forte e misterioso. Ha poi aggiunto una varietà di dettagli.

La cugina Rachel non ha molti vestiti, ma ha portato una gran quantità di accessori, tra cui uno scialle, il mantello per cavalcare e svariati cappelli arricchiti da pizzi e merletti che contribuiscono al senso di esotico che emana da lei”, ha spiegato la costumista.

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Pierfrancesco Favino ha adorato i costumi che la Collin ha ideato per Rainaldi, apprezzando il contrasto tra lui e Philip, il cui abbigliamento è più convenzionale.

Rainaldi appare immacolato accanto a Philip, che esemplifica la semplicità tipica del gentiluomo di campagna. Il suo aspetto è stato studiato con attenzione e realizzato così bene da contribuire efficacemente ad accentuare il mistero che circonda il personaggio”, ha raccontato Favino.

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La recensione del film con Rachel Weisz

I bei costumi di Dinah Collin e le splendide location, merito della scenografa Alice Normington, non riescono a far decollare un film che pur avrebbe tutte le carte in regola, a partire dalla trama sfaccettata e interessante di Daphne du Maurier.

Non appena pubblicato, negli anni Cinquanta, il romanzo divenne istantaneamente uno dei più popolari dell’autrice. La 20th Century Fox se ne assicurò i diritti, mettendo rapidamente in produzione il film con Richard Burton e Olivia De Havilland. Distribuito nel 1952, il film ottenne quattro candidature agli Oscar e fece vincere un Golden Globe al giovane Burton come Miglior attore esordiente. La pur brava Rachel Weisz non riesce a stare al passo della gigantesca De Havilland e meno che mai Sam Claflin, sempre fuori registro rispetto al suo personaggio.

Un film dimenticabile, insomma, a meno di non essere fan sfegatati delle storie della du Maurier.

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